
luglio 30th, 2010

magicovenezia
di Carlo Rubini
La costituzione di una Public Company di sostegno, prima di tutto economico, al FBC Unione Venezia, declassato oggi nelle serie calcistiche minori, assume molteplici significati e offre più di un’occasione alla città e al territorio provinciale.
Il primo significato è quello, per l’appunto, economico.
Ma già il tipo di sostegno definisce la sua natura.
Almeno nei primi tempi non potrà mai essere un supporto rilevante sul piano quantitativo e forse non potrà mai essere decisivo, in quanto tale, neppure in futuro nelle serie maggiori.
Chiunque abbia presenti i costi dello sport professionistico, del calcio in particolare, si potrà rendere facilmente conto della sproporzione tra ciò che un azionariato popolare può mettere in campo e le esigenze per poter stare anche solo in una dimensione di dignitoso galleggiamento. Certo questa proporzione può essere ricalibrata, ma il gap resterà sempre.
Ecco perchè è facilmente intuibile come una Public Company di questo tipo assume un significato rilevante sul piano di una diversa e innovativa politica sportiva nella misura in cui si ricalibra l’ormai secolare rapporto tra finanziamento e proprietà nel calcio.
Non più il privato finanziatore Padre-padrone, ma un privato che ha nel suo consiglio di amministrazione la Comunità territoriale di riferimento della squadra che va in campo.
E deve farci i conti non per concessione o perchè sottoposta agli sfibranti ricatti che tutte le tifoserie mettono in atto, ma statutariamente.
Soprattutto la Comunità, interessata primariamente al prestigio sportivo della propria squadra, sarà garante che la proprietà non usi la piazza nella quale opera per meri obiettivi speculativi o, peggio, come copertura per giri d’affari assolutamente estranei all’interesse collettivo.
Tuttavia l’occasione che si potrebbe profilare è anche un’altra, funzionale all’obiettivo primario e che può però assumere una sua autonomia: costruire un percorso identitario cittadino e territoriale che si senta rappresentato dalla squadra calcistica e che, a sua volta, la rappresenti perchè ci si specchia.
Il rapporto è scambievole e reciproco.
La comunità territoriale di riferimento di questa squadra, nella fattispecie la città di Venezia, può provare a ridefinire una sua nuova identità metropolitana, può provare a sperimentare quella nuova inedita fusione di pluralità che stanno a bilanciere tra terra e acqua, tra l’entroterra e la laguna, con gronda a far da contatto.
La Public Company può contribuire a questo processo utile alla città e alla sua squadra calcistica.

luglio 27th, 2010

magicovenezia
Cogollo del Cengio (VI) – La prima uscita amichevole della nuova stagione si conclude con sei reti all’attivo per l’Unione Venezia: a segno Lelj (doppietta), Vianello, Mazzeo, Zubin e Bisiol. Questi i giocatori arancioneroverdi scesi in campo nei due tempi:
Primo tempo (4-2-3-1): Russo; Falcier, Nicoletto, Vianello, Malacarne (35′ pt Cardin); Lelj, Nichele; Collauto, Mazzeo, Signori, Zubin.
Secondo tempo (4-2-3-1): Russo (20′ st Viteritti); Regolini, Buso, Pianu, Cardin; Casagrande, Rigoni; Borotto, Zubin (20′ st Mazzeo), Malagò; Bisiol.
Reti: 6′ pt Lelj, 28′ pt Lelj, 30′ pt Vianello, 44′ pt Mazzeo, 6′ st Zubin, 19′ st Sorrentino (GI), 38′ st Bisiol

luglio 27th, 2010

magicovenezia
da LEGGO del 28/07/2010
scritto da Valerio Mastrandrea
Che il calcio sia globalizzazione è ormai cosa nota. Lo è nei soldi che investe, nel potere che hanno le persone che ci lavorano, nelle ripercussioni che ha nella vita sociale: è specchio dei tempi. E in tempi come questi, dove il profitto conta più della media inglese, dove quotarsi in borsa ti impedisce di giocare con lo zemaniano 4-3-3…[leggi di più]

luglio 26th, 2010

magicovenezia

«Coinvolgere tutti»
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| Marangon chiama i piccoli imprenditori al fianco della società |
«Se ognuno partecipa anche con una “goccia”si cresce»
Con molta franchezza, e non è difficile credergli, ammette che si sarebbe aspettato una chiamata «diversa» da parte del Venezia.
Nicola Marangon lo scorso anno ha lavorato come braccio destro di Paolo Favaretto (assieme nella foto piccola), poi, una volta che il tecnico mestrino non è stato riconfermato dalla società desiderosa di puntare su Enrico Cunico, l’ex esterno arancioneroverde ha declinato la proposta di allenare nel settore giovanile. Non per questo tuttavia, né per il suo nuovo ruolo di patron del Nettuno Lido (a quattro mani con Paolino Poggi), Marangon è meno coinvolto o aggiornato circa la quotidianità di un Venezia al cui fianco sta montando con una certa rapidità la sfida della public company VeneziaUnited.
«Rispetto a qualche anno fa oggi c’è molto meno scetticismo, forse perché la gente comincia a vedere i primi fatti come seguito alle parole e alle buone intenzioni. Dopodiché, senza presunzione, credo che anche il fatto di vedere volti noti come quelli di Mattia, Paolo (Collauto e Poggi, ndr), il mio e altri ancora che credono nel progetto possa risultare un incentivo a crederci tutti assieme».
Nel caso specifico VeneziaUnited sta cercando e ottenendo sostegno da ex calciatori che in città godono di una certa credibilità per la loro serietà, e amore per la maglia, dimostrati in campo.
«Dieci anni fa io ho avuto la fortuna di giocare in serie A nella squadra della mia città natale – ricorda con soddisfazione il trentanovenne Marangon – e quindi ho toccato con mano il momento più alto della storia recente del Venezia. Oggi è chiaro che la serie D non può che essere un punto di partenza: il proprietario Enrico Rigoni ha bisogno d’aiuto, è incredibile che nessuno si faccia avanti, ma questo trend con la public company può essere invertito. Quando qualche anno fa ho corso la maratona di New York, a Manhattan ho visto gente con la maglia del Venezia. Qualcosa vorrà pur dire, bisogna trasformare in un vantaggio il fatto di rappresentare una città tanto importante nel mondo».
Appesi gli scarpini al chiodo Nicola Marangon ha intrapreso anche un’attività commerciale in centro storico, quindi può tastare con cognizione di causa il polso dei suoi «colleghi».
«Il momento economico è quello che è, però ai piccoli-medi imprenditori non si chiede di investire nel Venezia Calcio il loro patrimonio. Si tratta piuttosto di cercare tutti quanti di mettere la propria goccia, il proprio mattone alla costruzione di un sogno che non è destinato a rimanere tale. Credo che tutti i veneziani in questo modo aderendo alla public company sentirebbero l’orgoglio di aver fatto qualcosina per la loro città. I fatti dimostrano che gli aiuti non arrivano dal cielo, bisogna andarseli a cercare e meritarseli con una proposta seria, mettendo in piedi una «squadra», un organico importante. VeneziaUnited lo è».
Con il Paolo&Nik Football Camp, nonché rilevando il Nettuno Lido, Marangon e Poggi stanno perseguendo un obiettivo ben chiaro.
«Vogliamo creare una bella realtà, qualcosa destinato ad avere un futuro, garantendolo ai bambini e ragazzi veneziani che devono poter giocare a calcio e crescere nella loro città. Per fare questo ci siamo affidati a persone serie e competenti come Renzo e Federica Ongaro, ad esempio. Noi ci crediamo, tutti dobbiamo crederci, perché anche Venezia ha qualcosa da dire e da insegnare».
Marco De Lazzari
| L’INIZIATIVA DEI TIFOSI. Riuscita la festa di giovedì sera con i giocatori |
In quattrocento con Venezia United
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Lunedì 26 Luglio 2010, |
Appena una ventina di giorni di fervore ma già 400 fedelissimi hanno detto sì a VeneziaUnited. Una crescita nemmeno tanto lenta e senza dubbio costante quella dell’omonima associazione che dal 1. luglio scorso sta operando per provare a garantire un futuro meno incerto al Venezia Calcio. La conferma di come stia montando l’interesse attorno all’azionariato popolare arancioneroverde, la si è avuta anche giovedì scorso in Campo Santa Margherita, dove anche una delegazione di calciatori lagunari ha partecipato alla festa organizzata affinché la squadra e l’associazione potessero di fatto augurarsi reciprocamente buona fortuna al via di una stagione 2010/11 determinante per entrambi. Alla serata hanno preso parte il capitano Mattia Collauto e altri due veneziani quali Pippo Vianello (doc) e Massimo Lotti (ormai d’adozione), ma anche volti nuovi quali l’attaccante Emil Zubin e il portiere Andrea Russo, due che l’ambiente lagunare hanno cominciato a respirarlo da meno di una settimana. Proprio Collauto e Vianello hanno ribadito il loro totale apprezzamento e sostegno alla public company, non senza lanciare un vero e proprio appello con il fine di stimolare i concittadini ad essere presenti ed impegnati per quel Venezia che «È la squadra della nostra città – hanno ricordato – Noi stessi continueremo ad amarla e a sostenerla anche e soprattutto quando concluderemo la nostra attività di calciatori».
Oltre che ai singoli tifosi e cittadini VeneziaUnited punta però a coinvolgere il tessuto della piccola-media impresa del centro storico e della terraferma. In questa precisa direzione l’associazione ha interpretato come benaugurante il sostegno di alcuni esercizi commerciali, come ad esempio il bar Dae Fie di Campo do Pozzi che per l’occasione ha regalato 20 chili di bigoli in salsa degustati dalla settantina di aficionados presenti alla serata. Nel complesso in circa tre settimane le adesioni a VeneziaUnited sono salite a quota 400, anche grazie al box-adesioni allestito in Campo Santa Margherita per distribuire depliant e opuscoli illustrativi ai passanti. A breve sottoscrizioni e versamenti a sostegno della public company saranno possibili anche on line sul sito www.veneziaunited.com, nonché attraverso i punti vendita nei club e presso vari sportelli bancari. (m.del.) |

luglio 23rd, 2010

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Collauto, invito ai tifosi: “Comprate il Venezia”
Il Capitano lancia l’azionariato: sostengo l’idea

Corriere del Veneto
Andrea Saule. RIPRODUZIONE RISERVATA