Andate. Triestina e Piacenza sono fallite ufficialmente oggi. Due gloriose società, con impianti adeguati e una storia importante.  Ripartiranno dalle categorie dilettantistiche. A Piacenza il trust SalvaPiace ha salvato marchio e identità. A Trieste la situazione è desolante, la tifoseria è allo sbando, e neppure lo stadio Rocco, da tutti considerato un gioiello, ha attirato investitori. Un monito, il fallimento dell’alabarda giuliana, anche per chi, in città, continua a ritenere il nuovo stadio come panacea di tutti i mali. Ma Trieste e Piacenza non sono le sole piazze storiche a versare lacrime amare: in queste ore si deciderà il destino di SPAL, Taranto e Campobasso. Altre tifoserie appassionate e fedeli che vedranno il loro club sparire. E ripartire se tutto va bene dalla serie D o anche più giù.Ma sono solo le prime vittime di questa estate che si preannuncia devastante per i tifosi di molti club. Ulteriore conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il calcio italiano deve cambiare strada e imboccare con decisione la via del risanamento economico e  della partecipazione attiva dei tifosi nella gestione dei Club, unico antidoto al fallimento totale. L’altro elemento di cui non possiamo tenere conto, a dieci giorni dalla scadenza dell’iscrizione alla Lega PRO, è che l’organico della terza lega professionistica italiana perde pezzi e dalle iniziali settantasette squadre possiamo già dire di essere arrivati a settantadue. Sono almeno altri quindici i club in grande difficoltà e quindi l’ipotesi di una Lega PRO unica a tre gironi diventa di ora in ora sempre più concreta. Tra questi vi sono anche Treviso, Andria, Foggia, Casale, Aosta, Giulianova, Castiglione e Martina Franca.

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