Carlo Rubini, Vicepresidente di VeneziaUnited, ci invia questo importante contributo sul tema dell’identità del FBC UNIONE VENEZIA. Una riflessione che, a partire dall’identità del Club, si rivolge ai tifosi, alla Proprietà del Club e agli amministratori pubblici per aprire un confronto reale su cos’è e cosa vorremmo che fosse il FBC UNIONE VENEZIA, sulla ricostruzione condivisa e inclusiva di una, anzi di tre storie, sui valori e sull’anima profonda di quell’unicum rappresentato da squadra-club-comunità, sul radicamento della passione per i colori arancioneroverdi nell’intera comunità.
In un momento di trapasso non facile, ancora complicato e non sempre decifrabile, VENEZIA UNITED ha il compito di mantenere la barra dritta verso l’obiettivo di contribuire a costruire insieme ai cittadini e agli sportivi della città un futuro economicamente e gestionalmente solido, eticamente sano e un’immagine credibile e coinvolgente per il FBC UNIONE VENEZIA.
Si può ripetere passo passo quello che ha già detto per la Reyer il Presidente Brugnaro, rivolgendosi neppure troppo velatamente agli amministratori comunali e il cui senso era più o meno così: questa/e squadra/e questo/i nome/i non è/sono solo un riferimento sportivo che fa capo a giovanotti in mutande che saltano, scalciano, sudano e tirano una sfera con i piedi o con le mani. Sono un patrimonio sociale e culturale della città e del territorio e in esso radicati. Cultura viva perché non di importazione, ma basata su cittadini che praticano sport nel territorio e su appassionati che determinano una socialità attiva attorno al simbolo sportivo. Qualcosa che è di interesse pubblico generale, di cui i rappresentanti politici della città dovrebbero farsi carico come priorità, alla pari di tutte le più importanti priorità che l’amministrazione ha in agenda. E non in subordine, come pare avvenga.
L’obiettivo di cui sopra per VeneziaUnited si articola in tre altri obiettivi che stanno in stretta relazione tra loro:
1) il responsabilizzare l’amministrazione cittadina e provinciale e il farsi tramite tra essa e i cittadini, gli sportivi e gli appassionati.
2) il responsabilizzare la società nella richiesta incessante di trasparenza, di correttezza gestionale, di competenza, di radicamento territoriale e nella candidatura di VeneziaUnited ad entrare in società con questi propositi.
3) la salvaguardia e il rafforzamento dell’identità della squadra calcistica F.B.C. UNIONE VENEZIA e la sensibilizzazione per tale identità nel territorio perché la senta come parte del suo proprio patrimonio culturale.
I primi due punti non hanno bisogno di ulteriori commenti. Quanto all’identità serve un approfondimento che faccia un po’ più di chiarezza; e che merita una premessa, un preambolo, per capire per contrasto il messaggio principale:
- Va premesso che ognuno in una squadra ha il sacrosanto e inviolabile diritto di vederci quello che vuole vederci o che sente. Un po’ come, emozionalmente, in una stessa nube in cielo uno, se vuole, ci vede un cane, un altro un cavallo, un altro ancora ci vede un volto; anche se poi una nube è una nube e basta e la realtà la vuole tale. Per cui nostalgici neroverdi di ieri e di oggi, irriducibili arancioverdi, arancioni vecchia Mestre e chissà cos’altro ancora se vogliono riconoscersi a modo loro in questa squadra devono poter avere piena cittadinanza; con quello che vogliono vederci, nominandola e chiamandola e incitandola con i nomi che vogliono. Punto. Rispettando, per essere rispettati, quello che gli altri vedono e sentono e dicono. Ancora punto. Ma l’identità ufficiale, formale e soprattutto sostanziale, a cui ci si riferisce è proprio ben altra cosa. Vediamo.
Infatti, come detto in metafora, la nube resta una nube al di là di quello che ci si vuole vedere con la fantasia; chi detiene l’identità della squadra calcistica, avendone la responsabilità riconosciuta, ha dunque il dovere di mantenerla per quello che è e deve essere, senza alcuna lettura parziale e personale. I detentori dell’identità reale al riguardo sono gli organi rappresentativi politico-istituzionali del territorio e le loro amministrazioni e il F.B.C. UNIONE VENEZIA
VENEZIA UNITED, sentendosi già una parte significativa del Club e interlocutore come tale delle rappresentanze politiche territoriali, ha il compito, autoassegnatosi, di allinearsi all’identità riconosciuta. Questa che segue.
- I colori arancioneroverdi e il nome del F.B.C. UNIONE VENEZIA sono la sintesi di una storia che non cancella tutte le sue storie precedenti, ma che le assume insieme alla storia comune più recente. Dovrebbe essere un dato acquisito inequivocabile, ma ha bisogno di essere ancora un concetto ribadito. Parlando, ci si scuserà, ancora in metafora, un figlio è un individuo nuovo che porta la propria identità, così come porta ben fuse, ma anche ben distinte e con pari dignità, le storie delle famiglie da cui proviene il suo sangue. L’uno e l’altro e l’altro ancora; in uno. Dovrebbe essere normale; ed è invece un concetto ancora così arduo da capire? L’augurio è che la società soprattutto lo capisca e lo faccia proprio, presto e senza tentennamenti.
- I tre colori paritari del F.B.C. UNIONE VENEZIA portano queste tre storie dentro e l’identità riconosciuta della squadra è questa. Il nome porta in sé il nome del comune della città capoluogo (e, piccola ma significativa sottigliezza, non il nome della vecchia società neroverde che comunque è presente nei colori e nella tradizione e nella prestigiosa dote di titoli sportivi che reca con sè); e porta il nome della provincia che la squadra rappresenta.
- Inoltre, ed è il più costruttivo apporto della presenza di questa squadra nel ventennio trascorso, il nome rappresenta la Venezia metropolitana anche e soprattutto nella denominazione di Unione; qualcosa che è molto di più di una somma di tifoserie, come all’inizio comprensibilmente questo nome voleva intendere. Rende un’effettiva immagine di una vasta città plurale quanto unitaria, allargata quantomeno al vasto entroterra urbano, alla Riviera, alla laguna e ai litorali, sfondando anche in altre province, vedasi Mogliano. Dentro, come parte e non come tutto, ci sono la città storica con il suo carico simbolico fondamentale e la tradizione urbana di Mestre; che, va sottolineato, con la fusione ha generosamente ceduto una rappresentanza sportiva non ancora recuperata; e che, nell’identità unitaria, deve poter ritrovare invece pienamente. Le uniche esperienze concrete, fattive, di viva cultura metropolitana, aperta, solidale effettivamente crogiolo di realtà territoriali diverse e unitarie in questi anni sono state espresse dalla già citata Reyer e dall’ F.B.C. UNIONE VENEZIA che quella cultura rappresenta già nel nome. Ancora una volta i rappresentanti politici della città avrebbero tutto da imparare da queste esperienze reali e non virtuali ( come spesso sono le loro declamazioni ) se vogliono provare ad essere credibili.
- Il nome, come detto, porta anche il nome della provincia, che rispetto al capoluogo non è una realtà marginale, ma una realtà con pari dignità sociale e culturale. Si rifletta sulla accoglienza e sulle parole di rispetto e considerazione avute dalle tifoserie di Chioggia e San Donà, che sono, guarda caso, le realtà urbane più consistenti della provincia; a cui non hanno fatto mistero di appartenere con orgoglio. E si vada con la memoria al trattamento non dissimile avuto anche in passato a Portogruaro e a Concordia. Se una squadra calcistica deve avere un futuro non può prescindere, come bacino, dal territorio vasto e in questo caso sarebbe bene non disperdere questo patrimonio che è già un dato acquisito; e, giova ripeterlo, rappresentato già nel nome.
- Una squadra calcistica non rappresenta simboli politici di parte. La squadra calcistica che pretende VENEZIA UNITED come patrimonio identitario della società è una squadra che fa del gioco del calcio un’esperienza di socialità basata sui valori civili sanciti dal nostro testo costituzionale italiano – tolleranza, rispetto dell’altro, solidarietà, onestà, lealtà, equità e giustizia - ; che non sono valori di parte ma di tutti. Poi ognuno ha comunque il diritto sacrosanto di avere le sue idee politiche allo stadio e, in richiamo a ciò che si diceva nel primo punto, vedersele anche rappresentate nella squadra. Sempre però che esse siano dentro ai citati valori riconosciuti dai principi in cui la nazione tutta si riconosce. Si badi che anche in questo caso il nome di Venezia, che sta dentro al nome della squadra calcistica, porta in sé quello di una civiltà che, relativamente ai tempi, nella sua storia ha sempre anticipato e poi mantenuto molti di questi principi. E anche questo è un patrimonio identitario indiscutibile di cui la società sarebbe bene avesse coscienza.
Carlo Rubini













