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Andiamo a … PADOVA

padovacartelloSono state finora otto le visite ufficiali in campionato degli arancioneroverdi a Padova, all’Appiani prima e all’Euganeo dopo, la prima è datata domenica 5 aprile 1992 (finì 0-0), memorabile per i tifosi arancioneroverdi il ricordo di quella prima sfida all’Appiani, con due treni speciali che trasportarono nella città del Santo oltre 2500 supporters che stiparono all’inverosimile la curva sud dell’impianto. Con il consueto contributo di Alberto Fiorin, torniamo a PADOVA, la citta che ospiterà l’Unione in questa trentaquattresima giornata di campionato. Padova ospita quindi per la nona volta in campionato gli arancioneroverdi, ma numerose volte in passato ha ospitato neroverdi e arancioneri. Ma andiamo a conoscere meglio la città e il suo stadio:

Cosa scrivere di una città in cui andremo a disputare un accanito derby? Come evitare le banalità, le ripetizioni, le ovvietà, le reiterazioni?
Eppure ci proviamo, anche perché spesso e volentieri si soffre di miopismo culturale: quando le cose sono troppo vicine non riesci a vederle perché credi di conoscerle già molto bene.
E allora, anche di fronte a questo appuntamento decisivo per il nostro campionato, cerchiamo di evitare la “grandeur” avvicinandoci a Padova con la curiosità e l’interesse che meritano una città ricca di storia, di arte e di cultura come quella patavina.

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E lasciamo perdere per un momento le beghe tra tifosi – tra “galline” e “gondolieri” – cercando di vedere con occhi sgombri, per quanto possibile, le bellezze che ci offre la città.
Padova effettivamente è un gioiello, con la sua storia antichissima che affonda le radici addirittura ai tempi dei paleoveneti, tra il XIII e il IX secolo avanti Cristo, anche se una leggenda ne attribuisce addirittura la fondazione ad Antenore, principe troiano. Astenersi commenti da stadio, please…

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Diventato centro importante sotto i Romani (Patavium) ebbe un importante sviluppo culturale e architettonico sotto la dinastia del Carraresi per poi restare dal 1405 al 1797 sotto la Serenissima: ripeto, astenersi commenti da stadio…
A Padova c’è da perdersi a inseguire i monumenti e le cose degne di nota: possiamo solo citare in ordine sparso le tre cerchie di mura (comunali, carraresi e veneziane) con le numerose e affascinanti porte, i resti del vecchio anfiteatro romano, la cappella degli Scrovegni (capolavoro di Giotto universalmente noto), la basilica di Sant’Antonio (tuttora meta di uno dei pellegrinaggi più sentiti nell’universo mondo), la tre magnifiche piazze centrali adiacenti (Piazza delle Erbe, Piazza della frutta e Piazza dei Signori) che in qualche modo circondano l’immenso Palazzo della Ragione.
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Ma non possiamo certo fermarci qui senza citare le decine di palazzi patrizi, la Loggia dei Carraresi, l’imponente Palazzo del Bo (sede storica dell’Università patavina fin dal 1493), la complessa rete di portici che si estende in tutto il centro cittadino, l’ottocentesco e famosissimo Caffè Pedrocchi, la vivacissima zona del Ghetto, l’antico osservatorio astronomico (la Specola), l’enorme Prato della Valle (una delle tre più grandi piazze d’Europa e il cui aspetto attuale si deve al venezianissimo Andrea Memmo), la rete di canali, navigli e fiumi che per secoli ha costituito un’importante via di comunicazione regolata da antiche chiuse come le monumentali Porte Contarine.

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This is Padua, ma noi ora dobbiamo spostarci in piena periferia allo stadio Euganeo (quanto rimpiangiamo l’amato/odiato Appiani… a proposito di stadi nuovi, uno schifo) dove presumibilmente ci giochiamo una partita se non decisiva ma importantissima per il nostro immediato futuro.
Motivo in più, se non bastassero gli stimoli culturali appena citati, per star vicini alla nostra squadra.

LO STADIO

Lo Stadio del Padova, quello con la esse maiuscola, è certamente l’Appiani, altrimenti noto come “fossa dei leoni”, ma la culla del calcio biancoscudato è stato il campo Belzoni, oggi intitolato alla memoria dell’ex calciatore di Padova, Torino e Venezia, Walter Petron. L’impianto situato al Portello ha visto l’esordio dei biancoscudati che, il 20 febbraio 1910, affrontarono in amichevole l’Hellas Verona. L’ACP resterà in questa struttura fino al 1916, prima di trasferirsi allo “Stadium”, oggi velodromo Monti. L’impianto, inaugurato il 12 febbraio 1916 (con la partita Padova-Verona finita 4-0) ospiterà le partite casalinghe del Padova fino al 1923, anno in cui la squadra padovana passerà all’Appiani edificato proprio a fianco al velodromo. Il nuovo stadio comunale, voluto fortemente dall’amministrazione cittadina che ne delibera la costruzione nell’agosto 1921, verrà inaugurato il 19 ottobre 1924, con la partita Padova-Andrea Doria, vinta dai biancoscudati per 6-1.

Gradinate “sghembe” e tribune addossate al campo, un fascino retrò da stadio all’ inglese con quella tettoia della tribuna che fa tanto Craven Cottage (stadio del Fulham, ndr), la curva ospiti divisa in due dalla “casetta”, l’impianto di via Carducci, dedicato sin dall’inizio alla memoria di Silvio Appiani, talento biancoscudato morto nel 1915 nelle trincee carsoline, è il custode dell’anima vera del calcio a Padova. Per settant’anni i biancoscudati ne hanno fatto la loro casa e anche noi, ripensando ai primi tre derby giocati dall’Unione ad inizio anni novanta, non possiamo che rimpiangere quell’atmosfera di passione che vi si respirava. Memorabile per i tifosi arancioneroverdi il ricordo della prima sfida all’Appiani (5 aprile 1992) con due treni speciali che trasportarono nella città del Santo oltre 2500 supporters che stiparono all’inverosimile la curva sud dell’impianto.

Ma tant’è… con la scusa dell’inadeguatezza venezia@padova91-921strutturale e della serie A da giocare in un nuovo impianto all’altezza, nel 1994 l’Appiani viene pensionato per il nuovo Euganeo, uno stadio “nato male” (i lavori iniziarono nel 1989 e terminarono solo nel 1999 con numerose modifiche rispetto al progetto originario), che mai ha scaldato i cuori del popolo biancoscudato. Tanto il vecchio stadio aveva le gradinate a ridosso del terreno di gioco, tanto il nuovo le ha lontane, con le curve, scoperte e basse rispetto ai corpi delle due tribune principali, separate dal campo dalla pista di atletica e da una ulteriore fascia di

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terreno. Isolato, lontano e poco raggiungibile dal centro, a differenza del vecchio Appiani, l’Euganeo è la casa mai amata dai tifosi padovani che per anni ne hanno chiesto una ristrutturazione in senso esclusivamente calcistico o il trasferimento del club in un altro impianto cittadino. E proprio quando il discusso progetto Patavium Arena, promosso dal sindaco Bitonci per la ristrutturazione dello stadio Plebiscito (quello del Petrarca rugby) per farlo diventare la nuova casa dei biancoscudati, sembrava pronto a partire, la crisi della giunta con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali e la caduta del primo cittadino ha rimesso tutto in discussione e, per adesso (inteso come qualche anno almeno) i supporters biancoscudati dovranno continuare ad accomodarsi sui freddi gradoni dell’Euganeo.

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Lo stadio si compone di quattro distinte gradinate: le due tribune principali, coperte e a due ordini di posti, sono lunghe circa 140 metri, le due curve, scoperte e distanti più di 20 metri dal bordo della pista di atletica, sono alte come il primo ordine di posti delle tribune. All’esterno gli accessi, tra collinette, ponti, grigie pareti liscie e altissime inferriate, danno più l’idea di una fortezza di cemento che di uno stadio in un insieme di triste e malriuscito esempio di come non dovrebbe essere un impianto sportivo moderno. La capienza ufficiale sarebbe di 32.420 posti a sedere, così suddivisi:

  • Poltrone: 591
  • Tribuna Ovest: 7.047
  • Tribuna Est: 7.950
  • Gradinata Ovest: 5.056
  • Gradinata Est: 5.056
  • Curva Sud locali: 3.318
  • Curva Nord ospiti: 3.318
  • Tribuna Stampa: 84

Secondo il sito ufficiale del club biancoscudato, la capienza ridotta a 8.000 per la corrente stagione, è stata aumentata a 11.500 spettatori per il derby.