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Andiamo a…SAPPADA/1

sappada cartelloSi riparte! In compagnia del nostro Alberto Fiorin, ciclista-viaggiatore, scrittore e consigliere di VeneziaUnited, andiamo a scoprire, in due splendide e dettagliate puntate, Sappada, la località ai confini tra Veneto e Friuli che ospiterà gli arancioneroverdi in ritiro da sabato 8 luglio a venerdì 4 agosto (ma dal 16 al 23 luglio l’Unione lascerà le montagne del Comelico per andrà negli States per l’amichevole di Detroit). La cittadina sappadina, dalla peculiare cultura germanofona, ospita per la prima volta gli arancioneroverdi, ma il grande calcio non è una novità nella vallata scavata dal Piave, le strutture sportive di Pian dei Nidi a pochi passi dal fiume hanno ospitato nel recente passato formazioni come Cagliari, Udinese e Sampdoria. Ma andiamo a conoscere meglio il paese ed i suoi dintorni:

Basta, è ora e tempo di tornare alla vita (sportiva) reale. È finito il tempo delle ubriacature, dei festeggiamenti di piazza, dei cortei acquei… Tutto bello, tutto eccezionale, ma noi tifosi abbiamo il dovere di calarci nella nuova realtà, che parla di amichevoli, di acquisti, di ritiri estivi.

Archiviata l’incredibile stagione che ci ha regalato gioie insperate (o quantomeno solo auspicate…) – per non parlare della doppietta per i molti che hanno anche tifato per i colori oro-granata giunti allo scudetto nel pallacanestro – torniamo sulla terra e prepariamoci alla nuova esaltante stagione calcistica in serie B.

Quindi è dovere di noi supporter sostenere la squadra fin dal suo incipit, dai suoi primi vagiti, cioè dal ritiro estivo di Sappada.

Quindi un filo arancio-nero-verde collega questi due mesi, dall’ultima trasferta della Lega Pro a Macerata il 7 maggio a quella a Sappada, in provincia di Belluno, dall’8 luglio, per incoraggiare i nostri beniamini durante il ritiro estivo.

Anche perché motivi di recarsi in quel lembo di Veneto ce ne sono a bizzeffe, oltre che al grande amore per la squadra della nostra città. Tanto da poter giustificare una vera e propria vacanza, sì, proprio come i tifosi delle grandi squadre che invadono le località dove i loro beniamini cominciano a costruire il campionato. Penso a Dimaro (Napoli), alla vicinissima Auronzo (Lazio), a Moena (Fiorentina), a Pinzolo (Roma). Eh sì, ci sembrerà impossibile ma dobbiamo ritornare a pensare da grande squadra (e quindi di conseguenza tornare a essere grandi tifosi…).

Dicevamo di Sappada, e la prima sensazione è quella dello straniamento.

Arrivi a Sappada e ti sembra di essere atterrato su un altro pianeta. Sappada è altro, è un patrimonio ricchissimo di diversità culturali, storiche e linguistiche assolutamente da conoscere e da preservare, una rarità in questo mondo globalizzato che tende ad appiattire ogni cosa. Qui si respira un’aria diversa, qui percepisci la secolare e orgogliosa tradizione che l’ha resa indipendente e unica, una vera e propria enclave.

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Sappada è un luogo a sé: un’ampia vallata allungata solcata dal Piave e sospesa tra il Veneto (cui appartiene amministrativamente) e il Friuli. Non fa parte del Comelico né del Cadore e neppure della val Degano o della Carnia, ma è un’isola etnica di matrice tedesca e costituisce una piccola subregione interposta tra Carnia e Comelico, con una sua spiccata personalità geologica e geografica.

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E anche linguistica.

Sappada innanzitutto non è Sappada ma Plodn, qui il Piave si chiama Ploch e i suoi abitanti si ostinano orgogliosamente a parlare questo loro strano (almeno ai nostri orecchi) idioma che ha matrici nel tedesco medievale.

sappada plodn

Presumibilmente fondata attorno al X secolo (la leggenda parla di una migrazione di famiglie da Villgraten, nel Tirolo orientale), la comunità che s’insediò utilizzò al meglio le risorse dell’habitat: boschi, pascoli, miniere da cui estrarre il ferro.

Caratteristica e assolutamente affascinante è la sua disposizione in quindici diverse borgate (Weiler) che ne fa un lungo interminabile paese; sono dislocate sul versante della valle esposto al sole, tutte sulla destra Piave tranne quella posta sulla sommità del cucuzzolo, Cima Sappada (m. 1.290) che sorge alla sinistra.

Socchiudete gli occhi e ascoltate la litania dell’elenco di tutte le borgate, ponendo l’attenzione soprattutto alla seconda forma, quella originaria, non quella derivata, tendenzialmente italianizzata, che per chiarezza anteporremo. Sono citate nella posizione in cui le incontreremo pedalando in discesa: Cima Sappada (Zepodn), Cretta (Krètte), Puiche (Puicha), Ecche (Ekke), Soravia (Begar), Kratten (Krotn), Fontana (Prunn), Hoffe (Houve), Cottern (Kòttern), Mühlbach (Milpa), Bach (Pòch), Pill (Pihl), Palù (Moos), Granvilla (Dorf), Lerpa (Lèrpa).

Ben undici di queste borgate (escluse le prime due e le ultime due) sono collegate tra loro dalla vecchia strada, situata una cinquantina di metri più a monte della più recente via di collegamento veloce costruita nel 1922, cioè la regionale 355.

Si è costituito così un doppio asse viario che ha contribuito a garantire la preservazione delle vecchie borgate, soprattutto dal punto di vista urbanistico (la cosiddetta Sappada Vecchia, cui vanno aggiunte le borgate di Cima Sappada e Cretta).

sappada vecchia

Questa conservazione è assai importante anche per un’altra caratteristica tipica di Sappada, cioè quella architettonica, legata alla costruzione delle tipiche case in legno, denominate Blochaus. Infatti qui, grazie al particolare contesto culturale autonomo e alla contemporanea sovrabbondanza di legname, si sviluppò una tecnica costruttiva che consentì l’erezione di rustici e masi – spesso affiancati da una struttura che fungeva da stalla e fienile (schtòl) – completamente in legno, con travature orizzontali e una particolare tecnica di incastro angolare presso gli spigoli.

Ovviamente col passar del tempo si sono aggiunte le case in muratura ma rimangono ancora significativamente numerose quelle tutte in legno: soffitti, pareti interne, coperture di tetti e delle pareti esterne a scandole di larice. I balconi e i ballatoi con i gerani dai colori vivaci come fuochi d’artificio, completano l’effetto scenografico.

Per vivere un’esperienza diretta e fare un salto nel tempo è assolutamente consigliabile visitare la Casa-Museo della civiltà Contadina (Borgata Cretta, tel. 0435.469131) cioè l’antico complesso di casa Puicher s’Kottlars della prima metà dell’ottocento, che presenta un ambiente integro e perfettamente conservato, con gli arredi d’epoca e tutti gli ambienti tradizionali.

Invece per sperimentare cosa vuol dire vivere e dormire in una di queste case potete trovare in borgata Cima Sappada due Blochaus, anch’esse ottocentesche, trasformate rispettivamente in agriturismo e Bed & Breakfast (Voltan Haus, via Cima 65, tel. 0435.66168, cell. 339.1742247 e Trojar Haus Graz, via Cima 73, tel. 0435.469704, www.antichecasesappada.com).

sappada blochaus

Da queste poche righe avrete certamente compreso che l’universo Sappada merita di essere esplorato in profondità e con la dovuta attenzione.

A questo proposito di grande aiuto può esserci il Museo etnografico “Giuseppe Fontana”, situato nella nuova sede di Borgata Cima, tel. 0435.469131, (orario estivo: mar., gio. e sab. dalle 17.00 alle 19.00): raccoglie manufatti, testimonianze e oggetti dell’antica tradizione locale offrendo una dettagliata panoramica sull’identità sappadina considerata sotto molteplici aspetti, da quello geologico a quello paleontologico, da quello architettonico a quello faunistico, dalle tradizioni all’artigianato, dalla cultura del legno al carnevale sappadino (vosenòcht).

In effetti molto caratteristico (e assai conosciuto) è il Rollate, il travestimento tipico del carnevale sappadino che ne è divenuto il simbolo. Il vestito si compone di un pellicciotto scuro (pelz) che evoca l’antica presenza degli orsi, ingentilito da un ciuffo di lana rossa sul cappuccio. Sul volto è posta una maschera di legno (lòrvn) intagliata a mano che conferisce un aspetto truce e severo. Completano l’insieme un largo fazzoletto (hòntich) colorato (rosso per gli ammogliati, bianco per gli scapoli) al collo, pantaloni di panno grezzo a bande orizzontali, scarponi chiodati ai piedi, due grossi campanacci (rolln) alla cinta legati con una catena di ferro che suonano grazie all’andatura altalenante, una lunga scopa di saggina tra le mani che viene agitata verso gli astanti con finta severità. Il carnevale sappadino si articola in tre importanti momenti legati alle tre domeniche che precedono il mercoledì delle Ceneri e che corrispondono alla domenica dei Poveri (Pèttlar Sunntach), alla domenica dei Contadini (Paurn Sunntach) e alla domenica dei Signori (Hearn Sunntach).

Ma parlando di cultura, non si può certo tralasciare l’enogastronomia, che ovviamente non vi lascerà delusi. Ad esempio non tutti sanno che Sappada custodisce una vera e propria chicca, cioè in borgata Hoffe, al numero 10, tra le vecchie case fa capolino il Ristorante Laite (Borgata Hoffe 10, tel. 0435.469070, www.ristorantelaite.com), locale stellato e ben affermato nel panorama gastronomico italiano.

sappada laite

Nello specifico si è guadagnato una stella Michelin e tre forchette Gambero Rosso.

L’ambiente è nello stesso tempo semplice e raffinato, pochi posti, due stanze perfettamente curate e la qualità elevata del cibo è garantita. A cifre importanti ma non impossibili. Potrebbe essere l’occasione per festeggiare definitivamente in maniera solenne la stagione passata e brindare a quella futura. Nel migliore dei modi. Da farci un pensierino, però prenotando con buon anticipo!

Per chi invece non se la sente, possiamo consigliare come alternativa (ovviamente mutatis mutandis, cioè fatte le dovute distinzioni) l’agriturismo Zaine (via Soravia 31 tel. 0435.66057, cell. 345.9892371).

(segue…)

LA SECONDA PARTE DI ANDIAMO A… SAPPADA SARA’ PUBBLICATA DOMANI