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Andiamo ad Avellino

Trasferta delle più complicate e fra le più difficili, da ogni punto di vista. Il nostro Alberto Fiorin non manca di raccontarci il suo modo di interpretarla.

Nella tana dei lupi irpini

“E tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato”. Così ci si esaltava nei cori delle ultimissime partite della stagione, ma la realtà, come spesso succede, è diversa.

Forse avrete letto queste righe nel Match Program distribuito sugli spalti del Penzo durante la partita casalinga con lo Spezia di venerdì 15, ma per quelli che non avessero avuto il modo vorrei informare sulla prossima trasferta che si terrà ad Avellino lunedì 18 settembre alle 20.30. Alla faccia della programmazione…

Lasciamo perdere: trasferta difficile, lunga che però profuma di serie A, grazie alla lunga partentesi dei lupi irpini nella massima serie a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ai tempi di Juary, Dirceu, Stefano Tacconi, Walter Schachner, Barbadillo, Franco Colomba…

Beh, immagino non sarà facile ottenere il via libera a casa e al lavoro per recarsi in Campania di lunedì sera… ma in caso positivo avrete la possibilità di visitare una località che comunque è in grado di regalare delle belle soddisfazioni culturali.

Fondata dagli Irpini – una delle quattro tribù che costituivano il popolo dei Sanniti – venne successivamente conquistata dai Romani (Abellinum) ma dopo la calata dei Longobardi i suoi abitanti si dispersero originando piccoli centri ai piedi della collina. Successivamente fece parte del Principato di Benevento, di quello di Salerno, quindi passò sotto i Normanni, sotto la signoria di Maria de Cardona e infine fu feudo dei Caracciolo per quasi 250 anni.

Avellino – capoluogo di provincia che si trova a 350 metri di altitudine e fa 54.500 abitanti – ha il suo simbolo cittadino nella Torre dell’Orologio, monumento in stile barocco che sovrasta dall’alto dei suoi 36 metri la piazza Amendola. Quasi completamente distrutto nel drammatico terremoto del 1980 che tante vittime e distruzione ha causato in città e provincia, è stato ricostruito.

Altro edificio importante è l’ottocentesco carcere borbonico, edificio in uso fino a trent’anni fa e ora polo museale provinciale che ospita il Museo del Risorgimento, il Lapidario, la Pinacoteca e il Museo Provinciale Irpino.

Imperdibile il Duomo di Santa Maria Assunta e di S. Modestino, dalla facciata ottocentesca e con interno a tre navate che ospita la spettacolare cripta romanica, dove sono seppelliti numerosi vescovi di Avellino.

In realtà molti altri sono i conventi e le chiese che si trovano in città, tra cui spiccano la centralissima chiesa di Santa Maria del Rifugio, la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, la chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie, la chiesa e conservatorio delle Oblate, la chiesa di Santa Rita.

Ma dopo questo giro delle sette chiese sarà sicuramente necessario tirare il fiato concedendosi almeno un buon bicchiere di vino irpino, ad esempio il Fiano di Avellino DOGC, un ottimo bianco dall’odore intenso.

E poi, puntiamo sul Partenio, che si trova in contrada Zoccolari, lo stadio che ospita le partite dei lupi irpini. Oggi bisogna stare attenti a non farsi sbranare, anche perché il loro mister è una vecchia nostra conoscenza, il buon Walter Novellino, simpatico cagnaccio della panchina…

Dai fioi.