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CORRIERE DELLA SERA “Il «valore» delle scommesse sulla maglia azzurra…”

Interessante analisi di Sergio Rizzo sulla discutibile scelta della FIGC di accettare la sposorizzazione di una nota agenzia di scommesse per la maglia della Nazionale. Scelta che va in contrasto con l’impegno contro il match fixing promosso dalle varie Leghe:

Se una società di scommesse è lo sponsor della nazionale

di Sergio Rizzo

La cosa che il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio ci poteva risparmiare era quella dichiarazione: «È una partnership incentrata sui valori». Perché quali valori possano condividere il gioco d’azzardo e lo sport proprio non riusciamo a immaginare. L’accordo con Intralot del gruppo Gamenet garantisce alle nazionali due milioni in tre anni e tanto basta. Il resto si chiama ipocrisia. Si dirà che non è una novità per il calcio. Sicuro. La Sisal accosta il proprio nome a Juventus e Roma: Betclick, precedente sponsor dei bianconeri torinesi, si è poi alleata con i bianconeri friulani dell’Udinese. La Snai sta con Lazio, Chievo e Palermo: che in precedenza si affidava a Eurobet. Il Milan ha stretto un accordo con iZiplay dopo aver sposato il marchio di Bwin. Fra gli sponsor del Torino figura Goldbet. Mentre anche il Coni ha un partner in Lottomatica, che ha un testimonial del calibro di Francesco Totti. Dunque lo fanno tutti. Ma proprio questo è il punto, soprattutto perché lo sport dovrebbe rappresentare un esempio per i giovani. E questa vicenda tira pesantemente in ballo il ruolo dello Stato. Il quale riconosce a parole la pericolosità sociale del gioco d’azzardo ma poi lo incentiva. Dice che in questo modo si evita che il business finisca nel vortice dell’illegalità. E poi ci sono i posti di lavoro… Per non parlare dei soldi che incassa l’erario. Peccato che nessuno abbia mai voluto domandarsi se il gioco vale la candela. I 9 miliardi di euro che il fisco introita ogni anno sono una miseria rispetto all’orizzonte dei 100 miliardi di giro d’affari che fa ormai intravedere questo business in mano a società italiane ma basate quasi tutte all’estero e dalle proprietà spesso impalpabili. Tanto da chiedere allo Stato se non sia arrivato il momento di assumersi la propria responsabilità di tutelare la salute dei cittadini e la tenuta sociale. Cominciando per esempio a trattare il gioco d’azzardo, che secondo il ministero della Salute ha prodotto già almeno un milione di malati cronici e un numero impressionante di famiglie rovinate, alla stessa stregua del fumo, per cui da tempo è vietata la pubblicità. Le concessionarie oggi riversano su televisioni, stampa e affini 100 milioni l’anno, con lo stato capace addirittura di favorire un fenomeno che ha contribuito a far crescere del 32 per cento nel solo mese di settembre la raccolta dei casinò online. Del resto le stesse concessioni prevedono esplicitamente l’obbligo di investimenti pubblicitari. E ci sorprendiamo che qualche briciola finisca alla Federcalcio ?