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CORRIERE DELLA SERA: “Nuovi stadi in Europa, i tifosi vogliono stare in piedi”

Dalle pagine sportive del Corriere della Sera pubblichiamo questo interessante articolo di Guido De Carolis che accende i riflettori dell’informazione mainstream sulla campagna a favore delle “standing areas” che le organizzazioni dei tifosi inglesi stanno conducendo da anni. Al netto di qualche imprecisione, si tratta di un importante segnale che il più autorevole quotidiano italiano lancia alle diverse società calcistiche del Belpaese che stanno progettando i loro nuovi stadi:

 

La Germania è stata la prima, l’Inghilterra ci pensa Il ritorno al passato piace: più sicurezza e costi bassi

Contrordine, i tifosi vogliono i posti in piedi

di Guido De Carolis

Ritorno al passato. Nei campionati di mezza Europa è partita la campagna per reintrodurre negli stadi i posti in piedi. Sembra paradossale ma è una battaglia anche in nome della sicurezza.

Era il 1990 quando, in seguito al rapporto di Lord Peter Taylor, negli impianti inglesi furono aboliti i posti in piedi e venne introdotto l’obbligo di avere solo posti a sedere con seggiolini fissi. La misura arrivò pochi mesi dopo la tragedia di Hillsborough del 15 aprile 1989, dove morirono 96 tifosi del Liverpool schiacciati contro le protezioni metalliche. Quel dramma avviò la rivoluzione degli stadi. Via le barriere tra tribune e campo e solo seggiolini a sedere. Tutto in nome della sicurezza. L’Inghilterra è diventata un modello, copiato ovunque, anche in Italia, sebbene con scarso successo. Nel nostro Paese dal 18 marzo 1996 vige l’obbligo di posti a sedere negli impianti con più di 2 mila spettatori. Una legge spesso disattesa, ma ancora in vigore.

Ora però gli inglesi vogliono riportare i posti in piedi allo stadio. Non lasciando settori totalmente liberi dai seggiolini, ma introducendo i «rail seats»: file con singoli corrimano e sedili in ferro ripiegabili.

I tedeschi sono stati i pioneri dei «rail seats». Borussia Dortmund, Amburgo e altri li hanno sperimentati con successo. I tifosi li gradiscono, per due motivi: i costi dei biglietti sono più bassi e la partita si vive con più trasporto. C’è poi il fattore sicurezza. I corrimano che dividono le file evitano quel pericoloso effetto schiacciamento che si verifica di solito al gol, quando gli spettatori delle file più alte scendono e travolgono come un’onda chi sta sotto.

In Inghilterra il tema però è spinoso. I tifosi del Liverpool e i parenti delle vittime di Hillsborough si oppongono. In Scozia il Celtic da un anno ha installato circa 3 mila «rail seats». I seggiolini nei match di campionato restano inutilizzati e chiusi con un lucchetto. Essenziale però è installarli e poterli aprire all’occorrenza. Questo per rispettare le norme dell’Uefa che obbliga i club ad avere solo posti a sedere nelle partite internazionali.

La Sport Ground Safety Authority (l’agenzia per la sicurezza negli stadi) ha avviato una discussione e potrebbe dare l’ok ai posti in piedi nelle prossime settimane, almeno per la Championship, la serie B inglese. La Premier League, spinta dalle associazioni di tifosi, ha inviato ai 20 club una lettera chiedendo di considerare la proposta. L’idea ha trovato terreno fertile e parecchi consensi. Il West Bromwich Albion si è detto entusiasta, il Tottenham nel nuovo stadio dovrebbe riservare un settore ai posti in piedi, il Chelsea ci sta pensando, l’Arsenal anche.

Il problema esiste anche in Italia. Angelo Diario, presidente della commissione Sport di Roma Capitale, ha scritto al ministro dell’Interno, Marco Minniti, e al ministro per lo Sport, Luca Lotti, per chiedere di rivedere la normativa. Parecchie squadre italiane stanno progettando nuovi stadi (Roma, Fiorentina, Cagliari, Bologna), farli nascere già vecchi sarebbe un errore.

corsera240717