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CORRIERE DELLA SERA «Tommasi (AIC): scommesse sponsor dell’Italia? Azzurri tutti contrari»

Prime reazioni del mondo del calcio dopo l’interessante analisi di Sergio Rizzo, pubblicata sul Corriere della Sera di alcuni giorni fa, sulla discutibile scelta della FIGC di accettare la sposorizzazione di una nota agenzia di scommesse per la maglia della Nazionale (scelta che, peraltro, va in contrasto con l’impegno contro il match fixing promosso dalle varie Leghe). A criticare la decisione della FIGC è Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, intervistato da Gian Antonio Stella, per il Corriere della Sera di sabato 8 ottobre:

IL COLLOQUIO CON TOMMASI

«Sponsor del gioco No dei calciatori»

di Gian Antonio Stella

intralot«Nessun azzurro voleva una società di scommesse sponsor della nazionale. Per questo ce l’hanno tenuto nascosto», dice Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori.

«E rano tutti contro, i nazionali azzurri, all’accordo con quella società di scommesse. Tutti. Per questo ce l’hanno tenuto nascosto: avremmo detto di no. E non mi parlino di valori. Quali valori? Quelli con tanti zeri?».

Damiano Tommasi, già centrocampista del Verona, della Roma, della Nazionale, amato dai colleghi e non solo anche per l’impegno sociale, dal 2011 presidente dell’Associazione italiana calciatori, non si rassegna al patto stretto da Carlo Tavecchio con la Intralot, scelta come primo sponsor dell’Italia azzurra. E spiega che no, non solo in tempi lontani sarebbe stato impensabile: «È impensabile anche oggi. Ho saputo la notizia mentre stavo con mia figlia a un convegno… Mi ha chiesto: “ma come, di qua lanciate gli allarmi e di là c’è chi fa il contrario?”».

E lei cosa le ha risposto?

«Cosa vuole che le rispondessi? È insensato. L’accordo vale per tutte le nazionali. Anche quelle dei più giovani. Minorenni. L’azzardo è vietato ai minori, come ha ricordato il direttore di Avvenire , eppure anche i minori sono coinvolti. Donnarumma, il portiere del Milan, è già in nazionale e non ha ancora 18 anni: deve andare in conferenza stampa avendo alle spalle il marchio di una cosa che gli è (giustamente) vietata? È un messaggio devastante. E ti disarma vedere che, al di là delle reazioni sui giornali, non succede nulla. Assolutamente nulla. Se la prendono con Pellè!».

Hanno sbagliato a punirlo per non aver stretto la mano a Ventura dopo la sostituzione?

«Per carità: giusto. Il comportamento negativo va sanzionato. Fine. Ma è fuori da ogni logica dedicare tutto quello spazio alla scelta di mandarlo a casa ventilando i “valori della nazionale” per “l’atto irriguardoso” e insieme non aprir bocca sull’accordo con una società di scommesse. Non è irriguardoso anche tirar dentro la Nazionale (che appartiene a tutti, anche a chi considera le scommesse una peste nera), in un accordo così?».

Da cosa dipende questa cecità su certi temi?

«Soldi. Tanti soldi. I soldi giustificano tutto. Il paradosso è che vengono pretesi certi comportamenti perché “ci sono delle regole” e le regole più importanti non vengono imposte a chi ha più responsabilità».

Chi scrive la parola «intralot» in Google vede comparire in testa il link «Scommetti con Intralot»: eppure Carlo Tavecchio ha parlato di «valori condivisi».

«Lo dicevo: valori con gli zeri dietro. Tanti zeri. Quelli sono i valori che contano, in Federazione. E adesso, a dispetto della figuraccia, fanno fatica a tornare indietro per tutti quegli zeri. Posto che si torni indietro…».

Non ci spera veramente?

«Non lo so. Me lo auguro. Sennò hai voglia di fare i convegni per spiegare i rischi dell’azzardo! O indicare dei calciatori modello come esempi da seguire. C’è un disegno di legge che vieta la pubblicità ma è fermo in Parlamento da un anno. Un anno. E poi, basta parlare di gioco: l’azzardo non è un gioco. È azzardo. E va chiamato con il suo nome: azzardo. Sennò a forza di parlare di “gioco” ti ritrovi appunto una società di azzardo tra gli sponsor. Con l’appoggio della Federazione italiana gioco calcio. Sottolineo “gioco” calcio. Evidentemente sono sbagliate le regole dentro la federazione perché se Tavecchio si permette di fare un accordo senza manco avvertirci e senza sentire la contraddizione pazzesca con le campagne di sensibilizzazione nelle scuole e tra i ragazzi…».

Il sindaco di Cesena dice di essere pronto a rinunciare a ospitare gli Europei Under 21 se la sponsorizzazione di Intralot non verrà annullata…

«Lo capisco. Io stesso sono in contatto con persone che con le scommesse e l’azzardo si sono rovinate. E hanno rovinato famiglie».

Sta parlando di calciatori?

«Anche. Ragazzi che si sono giocati tutto. Al poker, alle macchinette… Si sa: più perdi più giochi. Tutto. E per tappare un buco ne hanno fatti di più grandi. Non sanno dove andar a parare per pagare i debiti. Come associazione stiamo cercando di dare una mano ma… Dopodiché, ci sono anche i calciatori testimonial di videopoker…».

Che rapporto ha con loro?

«Sono scelte personali. Nelle quali, come associazione, facciamo molta fatica ad entrare. Spero che anche questo scandalo porti tutti a riflettere un po’ di più».

Lo dica: Totti sbaglia.

«Sicuramente potrebbe evitare. Lui è Totti! Ma lasciamo i casi personali: facciamo fatica a incidere. Sulla Nazionale però, visto che facciamo parte del consiglio federale, abbiamo il dovere di incidere. Il dovere».

Vedere Giampiero Ventura, che non è un ragazzino, con la maglia di Intralot che effetto le ha fatto?

«Guardi: Ventura e i calciatori della Nazionale, in questa storia, sono l’ultimo anello della catena: l’ultimo. Era praticamente impossibile, per loro, mettersi di traverso “dopo” a una cosa che andava fermata prima».

Questo calcio non le piace.

«No no, il calcio mi piace tantissimo. Appena torno a casa devo mettermi le scarpette per giocare coi miei figli. Tantissimo, mi piace. È il sistema intorno che non mi va giù. Troppa gente non capisce che nella società di oggi, dove tutto è immagine, ha responsabilità precise. Pellè ha sbagliato? Va a casa. Ma non può valere solo per Pellè».

Si scommette ancora molto, sul calcio?

«Si scommette moltissimo su tutti gli sport. Dove l’uomo può incidere sul risultato. Durante i campionati europei hanno arrestato quaranta persone: quaranta! La ruota non smette mai di girare…».

Chiedo scusa: non ricordo di averlo letto…

«Non lo sapevano neanche i miei colleghi… In estate ho fatto il giro di tutti i ritiri: “ragazzi, dovete rendervi conto che hanno arrestato altre 40 persone quindi il cancro non è ancora estirpato…”. Immagini: faccio il giro dei ritiri e mi ritrovo come sponsor l’Intralot…».

Pare che gli scommettitori tendano a giocare quasi di più nelle serie inferiori.

«Sì. Dove non ci sono le telecamere. A volte addirittura lo chiedono, che non ci siano telecamere. Quanto meno è visibile un evento, tanto più lo si può condizionare. Capita che una partita che non sta vedendo nessuno abbia mezzo milione di persone che scommettono».

Lo storico Stefano Pivato, visto che lo sport non è più solo sport ma «muove affari e danari colossali», propone provocatoriamente sulla rivista della Treccani di legalizzare il doping…

«Non sono così pessimista. Mi consola che i calciatori della Nazionale, quando han letto la notizia dell’accordo (perché anche loro se la sono trovata addosso «dopo») mi hanno telefonato: è folle. Dico: i giocatori della Nazionale. Significa che chi lo pratica davvero, il calcio, ha probabilmente ancora una salute sportiva cui tiene».

Nomi e cognomi?

«Non ha importanza. I giocatori della Nazionale. Non ce la siamo inventata noi, all’Aic, l’opposizione a Intralot. Ne abbiamo parlato prima fra di noi. Come calciatori e come familiari».

E quanti sono d’accordo con voi?

«Della Nazionale? Tutti la ritengono inopportuna. Non è che ci sia stato bisogno di contarci: tutti. Del resto, lo dicevo, hanno fatto tutto senza avvertirci. Sapevano che questa cosa non ci sarebbe piaciuta».

Gli altri accordi economici ve li mostravano?

«No. Ma questa volta si trattava di una cosa troppo rilevante. Infatti sono stati particolarmente attenti a non farcelo sapere. Sapevano che ci saremmo opposti. Se un’azienda va a fare un accordo col singolo possiamo solo scuotere la testa sconsolati. Impossibile impedirlo. Ma dove possiamo dire la nostra, come sui giocatori di tutte le Nazionali: no. Avremmo detto: no».