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DOSSIER STADIO Contributi tra presente e futuro. Una sintesi

La prima parte del nostro DOSSIER STADIO si chiude, in attesa di eventuali altri qualificati interventi ed in vista dell’appuntamento di questo pomeriggio all’Ateneo Veneto, con Carlo Rubini (professore di geografia economica, consigliere di VeneziaUnited e direttore della nostra testata) che prova a tracciare una prima sommaria sintesi sulla base dei diversi contributi pubblicati:

Il Dossier Stadio allestito da VeneziaUnited ha il pregio di provare a rimettere ordine in tutta la pluridecennale questione dello Stadio Nuovo, invocato un giorno sì e l’altro pure dai sostenitori più accesi della nostra beneamata squadra calcistica; il dossier offre in definitiva alla comunità cittadina e alla comunità dei sostenitori calcistici alcuni punti fermi di conoscenza in un momento particolare, vale a dire la promozione in serie B del VeneziaFC, la promozione dopo anni e anni di anonimato e di fallimenti nel calcio che conta. La coincidenza qualcosa vuol dire. Questa promozione non arriva a caso, ma attraverso il lavoro di una dirigenza che dice, programma, fa – e per ora ottiene quel che vuole ottenere – da quando è subentrata rifondando il Club quando era sull’orlo del baratro profondo delle serie dilettantistiche. La dirigenza ha semplicemente creduto che, al di là del brand e del fascino del nome, c’è ancora una città in carne ed ossa, una comunità di persone a cui rivolgersi, in un settore, quello calcistico, che è un termometro piuttosto fedele della socialità urbana e della sua coesione.

Ora con lo stadio si tratta nello stesso modo di rendere semplici e attuabili le cose difficili se non impossibili, come è stata la risalita dalla D alla B. Perché difficili e complesse sono, come ci ricorda Franco Vianello Moro. Il parallelismo con i due campionati appena trascorsi continua: solo se conosci le difficoltà, i fattori avversi, la complessità del gioco puoi farcela; fuor di metafora se alla volontà politica unisci la competenza tecnica, la professionalità e la conoscenza delle complessità dei problemi puoi farcela. E viceversa se semplifichi e sottovaluti fallisci. Perché ha ragione Franco: anche per l’affaire stadio la volontà non basta.

Da almeno venticinque anni, ho fatto un po’ i conti, l’area di Tessera è stata individuata come papabile per la costruzione dello stadio. Le ragioni sono molteplici, legate ai molti fattori favorevoli del luogo che il dossier rinumera, nonostante anch’essi siano fattori che presentano problematiche di non facile soluzione. Ma c’è un’altra ragione che ha reso quell’area idonea: non c’è al momento altra area disponibile in tempi ragionevolmente brevi. Altre soluzioni non ci sono e proporle vorrebbe dire ricominciare veramente da capo e non ce lo possiamo permettere.

I timori per la salvaguardia ambientale sono più che fondati anche per Tessera, ma dobbiamo dirci con chiarezza che nelle problematiche ambientali la capacità gestionale e progettuale fa la differenza. C’è in definitiva colata di cemento e colata di cemento; che può essere devastante come lo è stata in molti casi di malaurbanizzazione italiana e veneziana; ma anche no e persino migliorativa. Lo può essere, migliorativa, nella misura in cui una razionalizzazione del territorio visto nella sua interezza da un insediamento di questo tipo può persino trarre beneficio. Si liberano infatti altre aree, si ottimizza lo spazio e infine si lavora con soluzioni inimmaginabili solo un decennio fa con l’ottica della mitigazione dell’impatto. Come è accaduto per esempio per il famoso Passante che oggi attraversa il cuore di questo territorio con sei corsie quasi in punta di piedi smentendo i catastrofismi di chi lo avversava.

Un’ultima considerazione sulla costruzione del nuovo stadio che si riferisce ai fallimenti dei progetti di zampariniana memoria. La vulgata dice che a Zamparini non fu a suo tempo concesso, come contropartita della costruzione dello stadio, l’insediamento di un mega centro commerciale a ridosso e che non se ne fece nulla per questo. Mi pare… E’ sicuramente una storia troppo semplificata costruita più come alibi. Anche perché da allora centri commerciali attorno alla terraferma di Venezia ne sono sorti a bizzeffe. Sia come sia è abbastanza evidente però che di questi tempi l’accordo con gestioni private e imprenditoriali diventa comunque, e più ancora che nel passato, obbligato per insediare strutture di questa portata, se si pensa alle condizioni delle casse pubbliche. Ed è altrettanto evidente che chi investe lo fa anche per promuovere le sue iniziative, commerciali o meno che siano.

Ora da quel che si sa si parla anche in questo caso di commercio e bisognerà farsene una ragione se no il progetto non decolla. Tuttavia sempre dai “si dice” si tratterebbe di una presenza commerciale leggera che non entra in concorrenza con il commercio dei centri urbani (non è per capirci la replica di un ennesimo centro commerciale nel Quadrante di Tessera) ma dovrebbe costituire un valore aggiunto proprio per il pubblico sportivo e in genere dello spettacolo. Se così fosse si farebbe tombola perché si andrebbe ad arricchire di senso urbano un’area che ne è totalmente priva, trovandosi ancora in un limbo suburbano disordinato e incoerente ancora privo totalmente di senso. Forse insomma potrebbe diventare una partita a somma multipla di risultati.

La chiusura in un momento come questo non può però non andare al vecchio e, per molti versi, straordinario Pier Luigi Penzo. Sarebbe miope, se il progetto Tessera va avanti in tempi celeri, non pensare a un riuso qualificato di quel luogo storico. Non avrebbe senso ora iniziare la lista delle possibilità/potenzialità. In ogni caso siccome per almeno due anni e qualche anno ancora (speriamo pochi) lì si starà di casa, non sarebbe male avviare un maquillage sostanziale che faccia del Penzo un salottino buono anche per dopo. A cominciare da una dignitosa copertura dei desolati muri sbrecciati a lato dei distinti che compaiono puntualmente nelle riprese televisive. Le buone opere cominciano anche dai dettagli.