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DOSSIER STADIO Per cominciare, servono numeri credibili…

La prima analisi del nostro DOSSIER STADIO riguarda i “numeri” del futuribile impianto. Quelli che sono stati dati finora (parziali e generici, ndr) li ha analizzati per noi Federico Della Puppa, stimato economista ed esperto di valutazioni economiche e di mercato…

Numeri credibili, tanto per cominciare…

Sono passati tre anni dalla nostra precedente nota sul nuovo stadio a Tessera (Lo stadio che verrà. Una nota dell’Associazione VeneziaUnited, pubblicata il 18 marzo 2014) e in quella nota riportavamo una serie di considerazioni relative alle modalità di trasformazione dell’area e alle procedure, che ieri come oggi non sono di semplice applicazione, ma che devono seguire un iter specifico. Non torniamo su questi temi, perché ne abbiamo già discusso e perché crediamo che se vi sono delle regole e se si seguono quelle regole certamente il nuovo stadio potrà trovare finalmente una sua reale fattibilità, cosa che finora non è mai stata dimostrata da chi si è proposto alla sua realizzazione.

Ma siamo al terzo giro di una storia che rischia di diventare una barzelletta, di quelle che iniziano con “c’era un italiano, un russo e un americano…”. L’italiano è stato il primo e il russo il secondo, ma né il primo né il secondo (pace all’anima sua) sono riusciti a presentare una proposta seria e fattibile, ovvero un progetto corredato da uno studio di fattibilità (come prescrive la norma) che dimostri la sostenibilità dell’intervento nei suoi diversi ambiti, soprattutto economico-finanziari. Quella della fattibilità è una storia che in questa città si ripete ogni volta che vi è un grande intervento da proporre: bei disegni ma conti e numeri mai adeguati e mai veri. Palais Lumiere docet.

Recentemente abbiamo avuto modo di leggere la nuova proposta comunicata con grande rilevanza sui quotidiani e sul web da Tacopina, l’avvocato americano che vuole riportare il calcio veneziano nelle massime categorie, e dal Sindaco, che in una intervista a “Lo Schitto” ha detto la sua sulla realizzazione del nuovo stadio. Come se fosse una questione semplice e non un progetto complesso che esige un approccio, come si dice in gergo, “integrato”.

Tacopina è il terzo che ci prova, il terzo che arriva in città e attraverso il calcio cerca di metter in atto una azione immobiliare sulle aree di Tessera, per costruire il nuovo stadio e tutti i progetti accessori senza i quali una fattibilità economica non ha modo di reggere. Vediamo dunque ciò che propone Tacopina e cerchiamo di capire se la sua proposta è credibile. Perché è sulla credibilità delle proposte che il Sindaco e l’amministrazione pubblica può agire, non su altro.

Dunque vediamo di capire i numeri che sono stati comunicati. Pochi, per la verità, e non molto chiari. Uno stadio da 20-25mila posti, con 1-2 alberghi e circa 50 negozi e ben 10mila posti di lavoro. Die-ci-mi-la. Questo è quello che sappiamo ad oggi sul progetto, questi i numeri. Soprattutto i nuovi posti di lavoro. Il tutto pronto per la stagione 2019-2020, il che vuol dire operatività entro l’estate 2019. Dunque 2 anni per realizzare tutto.

Se i tempi sono questi è evidente che un iter complesso, che prevede la cessione delle aree del Comune ad un soggetto che realizzi il nuovo stadio, anche mediante utilizzazione degli strumenti straordinari di intervento, dalla dichiarazione di pubblica utilità ad un eventuale accordo di programma, non potrebbe avere una tempistica inferiore a quella minima di legge (L. 142), iter valutabile in circa 2 anni, più altri due anni per la costruzione. A patto di avere immediatamente disponibili non solo il progetto ma anche gli studi di fattibilità richiesti dalla legge. Quindi partendo subito forse si potrebbe giocare nella stagione 2021-2022, non prima. Sempre che i tempi burocratici vengano rispettati.

Se invece si avviasse l’iter per la costruzione sulle aree private, come già previsto dal PAT, l’iter potrebbe essere più veloce, ma verrebbe meno la volontà espressa dal Sindaco di cedere le aree per far cassa. Peraltro, dal punto di vista dei costi (e dei potenziali investitori), non si vede perché dover realizzare uno stadio su aree che devono essere messe a bando quando si potrebbe già agire su quelle private. Questo è un punto non secondario nella scelta dell’iter e delle modalità. Ricordiamo che Korablin per lo stesso motivo aveva già opzionato al tempo le aree ex Sabbadin.

Ma oltre ai tempi, proviamo a capire se questi numeri hanno un senso e quale, facendo qualche confronto con progetti ben conosciuti e documentati. Prendiamo i casi di Roma e Firenze. A Roma è previsto, con il nuovo accordo targato 5stelle, 1 miliardo di investimenti per complessivi 500mila metri cubi, con una capienza che passa dagli originari 60mila a 52-55mila posti e un valore di opere pubbliche connesse, a carico dei proponenti, pari a 330 milioni. Si tratta di un investimento di 18.000 euro per posto, come se ogni seggiola dello stadio costasse quella cifra. Dentro quel costo ogni seggiola si porta un terzo di opere pubbliche accessorie. Al netto di quelle opere lo stadio costerebbe 12.000 euro a posto. Sottolineiamo che in questo momento il progetto dello stadio non c’è ancora e sarà difficile che entro il 5 aprile, giorno della chiusura della Conferenza di servizi, sia presentato. Il che significa ripartire da zero, con un iter complessivo valutato dai tecnici capitolini in un lustro.

A Firenze si prevedono investimenti per 420 milioni per la realizzazione dello stadio, che comprende anche la costruzione di un centro commerciale da 77mila metri quadrati, un hotel con circa 200 camere, un parcheggio esterno con scambio per la tramvia. Nel progetto di riqualificazione dell’area è previsto anche un centro sportivo, il museo della Fiorentina (all’interno dello stadio stesso), ristorante panoramico e circa 7.000 metri quadrati di spazi dedicati ad eventi e mostre. Lo stadio sarà da 40.000 posti, con una spesa complessiva per singolo posto valutabile in circa 10.000 euro, non molto distante dal valore del costo dello stadio della Roma, al netto delle opere pubbliche accessorie richieste dalla Sindaca Raggi. 

La differenza di Roma e Firenze con Venezia è che in quei casi si interviene su aree urbanizzate e da riqualificare, mentre a Tessera si costruisce su terreno vergine e dunque sicuramente con costi minori, ma la realizzazione delle due strutture, sia a Roma che a Firenze, non avverrà in tempi rapidi. Ci vorranno 4 anni per la loro realizzazione. Al netto delle opere pubbliche la costruzione del solo stadio in entrambi i casi prevede 24 mesi di lavori. Sul fronte della creazione di posti di lavoro il nuovo stadio della Roma dovrebbe crearne, secondo uno studio sull’impatto socio-economico della realizzazione dello stadio realizzato dall’Università La Sapienza, circa 5.550 posti di lavoro, 1.500 in fase di costruzione e 4.000 a regime. In pratica al netto delle opere pubbliche accessorie, l’investimento di 670 milioni di euro produrrà un posto di lavoro ogni 120.000 euro di investimento (valore medio tipico per queste opere). A Firenze siamo sulle stesse cifre: 420 milioni per circa 3.500 posti di lavoro.

A Venezia? Tacopina non ha dichiarato il valore complessivo dell’investimento, ma ha detto e ripetuto una cifra che è diventata un refrain: il progetto produrrà 10.000 posti di lavoro. Se utilizzassimo i valori medi degli investimenti per posto di lavoro degli altri stadi italiani, l’investimento complessivo a Venezia dovrebbe valere 1,2 miliardi di euro, tre volte lo stadio di Firenze e il doppio di quello di Roma. Sembra un numero poco credibile, un numero tondo utile al marketing, ma non alla chiarezza e alla realtà dei fatti. In modo informale c’è una cifra che gira tra gli addetti ai lavori, che indica in 100 milioni di euro l’investimento previsto a Tessera. Se così fosse, qualcosa non tornerebbe.

Un investimento da 100 milioni per uno stadio da 20-25.000 posti avrebbe un costo medio per singolo posto di 4.000 euro, il 40% di quanto si spenderà a Firenze e il 30% di quanto si spenderà a Roma. Ma il dato più eclatante è che se si prevede di investire 100 milioni di euro (cifra tutta da verificare) significherebbe che a Venezia 10.000 posti di lavoro avrebbero un costo di attivazione di 10.000 euro per posto di lavoro, ben dodici volte meno di Roma e Firenze e delle medie di settore. Qualcosa decisamente non torna.

Certo, se alle cifre dichiarate si aggiungessero le cifre richieste dal Comune per le proprie aree, valutabili in circa 30 milioni di euro (ma che potrebbero valere anche 40) il costo a posto si alzerebbe a 5.600 euro per singola “seggiola”, un valore ancora pari alla metà di quello di Roma e del 40% inferiore a quello di Firenze. Numeri ancora troppo lontani da quelli di stadi che non solo hanno progetti in parte già presentati, ma anche studi di fattibilità economica e studi sugli impatti sociali derivanti dalla loro realizzazione.

Ma è sul numero di posti di lavoro che salta complessivamente il ragionamento. 100 milioni di euro potrebbero attivare 800 posti di lavoro in fase di costruzione e circa 1.500 posti di lavoro al massimo in fase di gestione. Molti, ma non certo i 10.000 posti dichiarati alla stampa. Un numero che sa molto di propaganda ma che se non tradotto in una vera analisi di fattibilità, sulla quale confrontarci, rimane pura e semplice propaganda.

Ecco. Non vorremmo che come nelle migliori storielle anche questa volta la proposta si trasformi come in passato in una barzelletta, con numeri lanciati a caso a scopo di marketing, ma che ad una analisi anche sommaria si presentano molto lontani dalla realtà. Se lo stadio si deve fare, abbiate perlomeno la cortesia di darci i numeri giusti e soprattutto credibili. Per non fare anche questa volta, di questa storia, l’ennesima barzelletta.

Federico Della Puppa

Economista ed esperto di valutazioni economiche e di mercato, già docente di Economia e Gestione di Imprese, Università IUAV di Venezia