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LA NUOVA VENEZIA “A Padova, la sagra delle verginelle”

Scibilia (dg Venezia) spiega: «Il presidente non voleva offendere i padovani»
Ma nella città del Santo l’uscita di Tacopina ha scatenato dure reazioni
Quei “calci” della discordia «Solo una frase goliardica»

di Michele Contessa

Manca da sette anni, in calendario è a fine novembre, ma il derby tra Venezia e Padova si infiamma già a fine agosto. È stata sufficiente una battuta del presidente Joe Tacopina per accendere gli animi, provocando la reazione da parte dei dirigenti biancoscudati, innescando confronti “da tastiera” a distanza tra i tifosi delle due squadre. E non solo, vista la decisa presa di posizione da parte del sindaco di Padova, Massimo Bitonci, che non è andato giù leggero nei confronti di Tacopina, chiedendo anche le scuse al presidente arancioneroverde. Ma cosa è accaduto? Lunedì sera, nel corso della presentazione ufficiale del Venezia in centro storico, Tacopina si è calato nella parte del condottiero, abile a infiammare i cuori dei tifosi, immedesimandosi nella parte dopo il coro “Chi non salta, padovano è”, tanto da chiudere il suo intervento con l’espressione colorita «We’ll kick Padova’s ass» che deve essere collocata (“Prenderemo il Padova a calci in culo”) all’interno della serata. Una frase che ha acceso l’entusiasmo dei tifosi del Venezia, scatenando, a distanza di qualche ora, la comprensibile reazione da parte padovana, non appena la frase è stata riportata dai mass media o trasmessa da televisioni e social network. L’amministratore delegato Roberto Bonetto si è fatto sentire attraverso internet, la replica ufficiale è arrivata dal presidente Giuseppe Bergamin.
«Non sono abituato a giudicare le persone che non conosco» ha spiegato il presidente del Padova, «detto questo, non mi sembra un’espressione molto elegante, soprattutto se viene detta da un presidente. Può essere anche una frase goliardica, ma sapendo la rivalità che separa le due squadre, io sarei stato molto attento a proferirla. Il Venezia è una squadra forte, vincerà il campionato, ma il Padova farà di tutto per batterlo nei due derby». Reazioni che hanno un po’ sorpreso la sponda arancioneroverde, che non si aspettava un polverone del genere.
«Credo che sia necessario focalizzare il tono e il momento in cui quella frase è stata pronunciata. Bisogna inserire l’espressione all’interno della festa» ha spiegato ieri il direttore generale Dante Scibilia, al quale Tacopina ha delegato di commentare la vicenda, «il nostro presidente non ha sicuramente voluto mancare di rispetto né ai padovani né alla società che in questi due anni ha lavorato benissimo. C’è solo una rivalità sportiva tra Venezia e Padova. Il senso era che quando le due squadre si affronteranno il Venezia vorrà battere il Padova, tutto qua. E siamo contenti che dopo tanti anni sia ritornata questa sfida molto sentita. Non c’era nessun intento offensivo, è stata solo una frase goliardica. Se ho sentito qualcuno del Padova? No, credo che ci vedremo il 12 settembre per l’assemblea della Lega Pro a Firenze».
Adesso c’è da capire se esistano i presupposti o meno per ritenere la frase di Tacopina una violazione del Codice di Giustizia Sportiva. E se il buon senso prevarrà sulle polemiche. Per avere le risposte in campo non ci sarà che aspettare sabato 26 novembre.

La presentazione della squadra
Un pullman da grande club per la festa sul Canal Grande

di Michele Contessa

Polemiche a parte, grande spettacolo in Canal Grande. L’anno scorso presentazione a Mestre, quest’anno a Venezia con lo scenario del bacino di San Marco, tempestato dai mille colori del tramonto, alle spalle e la squadra arrivata via acqua in riva Sette Martiri, dove era ormeggiata la chiatta di 42 metri per 11, dove ha fatto bella mostra anche il nuovo avveniristico pullman della società. Tacopina si è tuffato “in braccio” ai tifosi, assiepati dietro alle transenne (almeno 400, metà saliti sopra la chiatta e metà rimasti sulla riva), strette di mano, foto ricordo, autografi.
«Ho detto fin dal primo giorno che questa squadra appartiene alle due città di Venezia e di Mestre» ha ribadito il presidente in inglese, salito sul palco dopo la presentazione di tutti i giocatori, dello staff tecnico, medico e dirigenziale, «durante l’estate è stato fatto un gran lavoro, siamo tutti molto eccitati a iniziare questa nuova stagione. Ribadisco, tornerete a essere orgogliosi di fare il tifo per il Venezia Fc. Torneremo grandi e arriveremo in serie A».
Uno a uno sono poi saliti sul palco giocatori e tutto lo staff. Una presentazione alla quale non ha voluto mancare il sindaco Luigi Brugnaro, accompagnato dal suo stato maggiore a Ca’ Farsetti e accolto dal coro “Lo stadio nuovo, noi vogliamo lo stadio nuovo”.
«Bisogna che ci teniamo stretti un presidente come Tacopina» ha sottolineato Brugnaro, «andiamo d’accordo perché entrambi anteponiamo i fatti alle parole, è finito il tempo delle facili promesse. Il Venezia ha adesso una società seria, voliamo basso e arriveranno i risultati».
Pippo Inzaghi si è calato nella parte, osannato dai tifosi.
«Sono orgoglioso dei miei successi da calciatore, ma sono altrettanto fiero di essere adesso l’allenatore del Venezia».
Bitonci severo: «Tacopina e Brugnaro chiedano scusa»

di Michele Contessa

Quasi un caso politico, la frase di Tacopina. E grandi reazioni a Padova. La replica più stizzita, a parte quella dei dirigenti biancoscudati, è arrivata dal sindaco Massimo Bitonci, che ha scritto testualmente sulla pagina del proprio profilo Facebook: «Signor Tacopina, hai scelto il modo peggiore per presentarti ai padovani e a tutti i veneti, “buttando in laguna” i valori della lealtà sportiva. Aspetto le tue scuse. Sono certo che il sindaco Brugnaro prenderà le distanze e censurerà il tuo svarione».
In pratica Bitonci coinvolge nella questione anche Brugnaro. Anche Mario Merighi, presidente onorario dell’Aicb (l’Associazione dei club biancoscudati), ha scritto a Tacopina: «Io, tifosissimo del Padova, vivo da 60 anni a Venezia e questa storica rivalità è stata sempre fonte di “sani” e divertenti sfottò, e sancite, alla fine, qualunque fosse stato il risultato, da lauti brindisi. La sua battuta volgare non è consona a chi vuole essere presidente di una società come il Venezia, che io da acerrimo rivale riconosco essere gloriosa, e che perciò meriterebbe altro stile in chi la guida. Dopodichè potrà anche essere che questo “suo” Venezia vinca il campionato e ci batta; ma intanto desidero informarla che ci fu una volta, in Serie A, in cui a Venezia finì 8-0 per il Padova… Ma non per questo uso i suoi stessi termini. Mi limito ad urlare: Forza Padova».