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LA NUOVA VENEZIA “Notte amara al Penzo”

La cronaca di Carlo Cruccu, le pagelle di Simone Bianchi, la partita sugli spalti di Alessandro Ragazzo, l’amarcord di Michele Contessa, questa la rassegna stampa del derby offerta da La Nuova Venezia:

Ferrari si fa espellere nel momento chiave, altri due rossi a Vicario e Garofalo. Due autogol, un rigore e il sigillo di Pereira

Al Venezia saltano i nervi e il Padova vince

di Carlo Cruccu

Due autoreti, un rigore, la speranza di raddrizzare la partita stroncata nel finale: il Venezia si affida a Ferrari e l’attaccante si fa espellere per una protesta scomposta nel momento chiave. Il Padova gioca la carta Neto Pereira e il brasiliano piazza la palla del 3-1. Se il simbolo del Padova è la gallina, quello del Venezia deve essere il pollo. Il Venezia perde il derby e alla fine anche la testa, perché oltre a Ferrari viene espulso anche Garofalo. Eppure la squadra arancioneroverde non fa una brutta partita, solo che la butta via. Vince il Padova, allora, ecco il 3-1, ma l’onestà impone di dire che non c’è furto nel successo biancoscudato. Altinier e soci hanno gestito meglio pallone e nervi. Partita strana, sorprese varie nell’undici di Inzaghi nelle ultime ore. Non è Ferrari a sostituire Gejio, Moreo e Marsura giocano più vicini, Tortori si muove anche in orizzontale, in difesa non c’è Baldanzeddu e la contemporanea scelta di tener fuori anche Fabris toglie qualcosa alla spinta della squadra sulla corsia di destra. Il Padova, invece, è quello previsto alla vigilia, Brevi chiede un gran lavoro agli esterni della cinquina mediana e una mossa che dà buoni frutti è quella di sacrificare Alfageme nell’azione di disturbo a Pederzoli che dà il via alla manovra. Gli applausi del primo tempo sono più per le coreografie che per il gioco, molto colore nelle curve, non si eccelle in ironia, la sud vince ai punti con la voce, la curva padovana mostra una bella sciarpata, ma parecchia ripetitività su cori di ispirazione ginecologica. Venezia in vantaggio al 24’ sfruttando il primo corner, gran mischia davanti a Bindi, l’ultimo tocco è di De Risio e dunque 1-0. Risposta immediata del Padova, calcio di punizione da fuori area, la palla liftata da Dettori tocca la barriera (Modolo) e prende un’altra direzione, beffando Facchin. Due autogol in pochi minuti, quasi un record. Ma da qui all’intervallo arriva l’altra beffa, perché il Venezia vive il suo momento migliore, creando una serie di azioni pericolose e trovando proprio con Tortori il grimaldello per aprire la difesa biancoscudata. Ma all’ultima azione una palla vagante va sul braccio di Soligo e l’arbitro, romano dal cognome francese, assegna il rigore. Russo gol e mezza partita da fare in salita, con il vento che sconsiglia tentativi con palloni alti. Ripresa, cresce il vento gelido da nord-est, Inzaghi gioca la carta Fabris e poco dopo sguinzaglia anche Ferrari per dare vivacità ad un attacco tecnico, ma prevedibile. Solo che Ferrari manco finisce la gara, espulso all’86’. Brevi risponde con Neto Pereira al posto di Alfageme, tatticamente non cambia nulla, ma un contropiede da brivido con Altinier in ritardo di un niente su un cross basso di Mazzocco è un’altra scossa. Attorno alla mezzora l’assalto a Fort Apache sembra in confronto una passeggiata. Ma c’è uno stinco, una coscia, una schiena biancoscudata a respingere. Oppure il palo, che stronca l’urlo di Soligo su un pallone sembrava destinato al gol. Sipario all’89’, gran palla di Dettori e spaccata di Neto Pereira. E adesso è veramente gelo.

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VENEZIA 1 PADOVA 3

VENEZIA (4-3-3): Facchin; Malomo (15’ s.t. Fabris), Modolo, Domizzi, Garofalo; Acquadro (22’ s.t. Ferrari), Pederzoli (36’ s.t. Stulac), Soligo; Tortori, Moreo, Marsura. A disposizione: Sambo, Vicario, Baldanzeddu, Luciani, Cernuto, Pellicanò, Bentivoglio, Strechie ed Edera. Allenatore: Filippo Inzaghi.

PADOVA (3-5-2): Bindi; Emerson, Cappelletti, Russo; Mazzocco, De Risio (29’ s.t. Sbraga), Mandorlini, Dettori, Madonna; Altinier (43’ s.t. Germinale), Alfageme (19’ s.t. Neto Pereira). A disposizione: Favaro, Tenderini, Favalli, Filipe, Fantacci, Monteleone, Gaiola, Boniotti e Mercandella. Allenatore: Oscar Brevi.

Arbitro: Francesco Forneanu di Roma.

Reti: p.t. 25’ autogol di De Risio, 28’ Dettori, 46’ Russo su rigore, s.t. 44’ Neto Pereira.

Note: ammoniti Cappelletti, Garofalo ed Emerson; espulsi Ferrari al 41’ s.t. e Vicario dalla panchina al 42’ s.t. per frasi irriguardose contro l’arbitro, e Garofalo al 48’ s.t. per doppia ammonizione. Calci d’angolo 8-3 per il Venezia; spettatori 6.844 di cui 1.111 a abbonati per un incasso totale di 58.204,72 euro. Recupero p.t. 1’ e s.t. 5’.

LE PAGELLE DEL VENEZIA

Garofalo spinge ed è il migliore male Ferrari, Moreo e Marsura

di Simone Bianchi

Facchin: incolpevole sul primo gol è sfortunato sul secondo perché riesce solo a intuire il tiro dal dischetto di Russo. Voto: 6,5. Malomo: buon lavoro per limitare Madonna in fase di copertura, e quando riesce si sgancia per rendersi utile di testa sui calci d’angolo. Voto: 6. Fabris: il suo ingresso velocizza l’azione del Venezia sulla fascia destra, e ne beneficia il gioco offensivo della squadra, Voto: 6,5. Modolo: la deviazione sulla punizione di Dettori non macchia un’altra buona prestazione in mezzo alla difesa arancioneroverde. Voto: 6,5. Domizzi: elegante nel disimpegno, ad Altinier ed Alfageme non concede un centimetro. Intercetta un paio di palloni ad alto rischio in mezzo all’area. Voto: 6,5. Garofalo: una conferma per Inzaghi, capace di fare sempre la cosa giusta sia in difesa che in attacco. Agisce a tutto campo. La doppia ammonizione gli farà saltare la sfida di Fano. Voto: 7,5. Acquadro: nel primo tempo dimostra le sue indubbie qualità al cospetto della giovane età. . Voto: 6,5. Ferrari: entra ma lo si vede pochissimo. Non riesce a dare apporto sul fronte offensivo e poi si fa espellere. Voto: 4. Pederzoli: non riesce a imprimere velocità alla manovra e lentamente cala alla distanza. Il Venezia ne risente. Voto: 5,5. Stulac: entra nel finale ma fare un miracolo è un’impresa vista la situazione, e lui non ce la fa. Voto: 5,5. Soligo: si batte come un leone, colpisce un palo che grida vendetta e in mezzo al campo è l’ultimo ad ammainare bandiera. Peccato per il fallo di mano che regala il rigore al Padova. Voto: 6,5. Tortori: viaggia in sesta marcia, apre la difesa padovana ma non sfonda. Poco supportato dai compagni di reparto. Voto: 6,5. Moreo: nel primo tempo si libera bene della marcatura avversaria e ha due grandi occasioni, peccato che le sprechi malamente. Voto: 5. Marsura: Brevi lo imbavaglia mettendogli addosso costantemente due o tre avversari, non trova spazi e diventa troppo prevedibile. Voto: 5.

Spettacolo al Penzo con quasi 7.000 spettatori, lo stadio si riempie alla fine

Le due curve battono anche il freddo

di Alessandro Ragazzo

Non c’è nebbia ma il “prezzo” da pagare è il freddo, il vento gelido. Temperatura di 8 gradi ma percepita 4 e a Sant’Elena si batte i denti, eccome. I tifosi lo hanno capito e il vecchio Penzo si riempie all’ultimo, quasi come succede in Inghilterra. Ma si respira l’aria delle grandi occasioni; la corsa al biglietto era scattata da giorni e c’è chi si è messo in ferie, in riposo oppure ha anticipato la fine del lavoro; guai a starsene a casa al calduccio a vedersi la partita alla televisione, troppo forte il richiamo di esserci. Già a metà pomeriggio, in zona Vega, c’è il dispiegamento di forze dell’ordine. Lo stesso a Piazzale Roma, dove verso le 17.30 si sente il botto di due petardi. I cancelli dello stadio si aprono appena dopo le 19 e qualcuno inizia ad entrare, ma si rende conto che resistere al freddo per due ore, sarebbe troppo. Allora per chi è in tribuna centrale, i corridoi del Penzo tornano buoni per ripararsi, magari sorseggiando un buon caffè, un tè o l’immancabile vin brulè. Al solito le curve iniziano a popolarsi per prime, partono i cori d’incitamento e gli sfottò per l’avversario. Si salta, magari per battere il freddo ma quel tempo fino alle 20.45 sembra non passare mai. Le partite di questo genere richiamano tifosi d’eccellenza, ex giocatori e anche per Venezia-Padova è così: ci mancherebbe. Intanto il gelo non dà tregua, come dimostrano i bambini fuori dal tunnel degli spogliatoi in attesa che arrivino i protagonisti: saltano che è un piacere. Ed eccoli i 22 pronti a scendere in campo, con i tifosi del Venezia che srotolano un lungo bandierone arancioverde a coprire tutta la curva sud, mentre nei distinti Solesin sono i colori arancioneroverdi a farla da padrone con i cartoncini di stagnola. I tifosi del Padova, un migliaio concentrati soprattutto nel settore nord, non stanno a guardare e vanno di bandiere biancorosse con i fumogeni. Si parte, finalmente, e inizia l’immancabile “Chi non salta è un padovano”, che coinvolge trequarti stadio: sarà stato per scaldarsi? I biancoscudati rispondono con una sciarpata e “ooo-issa” mimando la voga. Compare pure uno striscione con scritto “Meticci” in arancioneroverde. Il Venezia va in vantaggio con un gol sporco, neanche il tempo di terminare l’esultanza e il Padova replica allo stesso modo. Si canta parecchio, si cerca di “scaldarsi” saltando ma per il glorioso Penzo è stata una festa che spera di replicare ancora.

L’album dei ricordi

Un 3-0 con odor di promozione ma l’ultima volta decise Varricchio

di Michele Contessa

L’esultanza imitando la gallina o il gondoliere, piccoli leoni con la casacca biancoscudata o galline con la maglia neroverde: è il sale del derby sull’asse Venezia-Padova. Sette gare nel triennio 2006-2009 in terza serie, compresa una all’Euganeo (0-0) in Coppa, otto negli anni Novanta in serie B. Il Padova arriva al Penzo con il ricordo dell’ultima impresa (1-0 gol di testa di Varricchio (1 marzo 2009), poi a fine stagione biancoscudati in serie B e Venezia al fallimento. L’anno prima (16 marzo 2008) ancora Varricchio illuse il Padova, ma poi Veronese e Antenucci rovesciarono il risultato (2-1), regalando a Michele Serena la prima vittoria con tanto di esonero di Ezio Rossi. L’eroe del derby 2006 fu invece Andrea Cano, il portiere neutralizzò il rigore di Zerbini (0-0), a pochi minuti dal fischio finale sotto la Curva Sud. Venezia e Padova si ritrovarono in quella stagione in serie C/1 dopo 9 anni, si erano separate nel 1996-1997, quel derby arrivò presto in serie B (10 ottobre) e fu una cavalcata trionfale per i ragazzi di Novellino: 3-0 davanti a 11.000 spettatori, gol di Gioacchini, Schwoch su rigore e Polesel (40′). Il 16 febbraio 1997 botta e risposta nel primo tempo tra De Franceschi (20′) e Bellucci (31′), derby che tornava in serie B dopo le due stagioni vissute dal Padova in serie A. Nell’anno della promozione, fu la sconfitta al Penzo (0-2, 8 maggio 1994, arbitro Baldas), a ingarbugliare il cammino del Padova: gol-lampo di Cerbone, , raddoppio di Carruezzo. Il Venezia di Zaccheroni, lanciato in testa alla classifica, venne fermato dal Padova (29 novembre 1992) con Campilongo a impattare nel secondo tempo (31′) il guizzo iniziale (7′) di Simonetta. Nella stagione 1991-1992 Venezia e Padova si ritrovarono uno contro l’altra dopo tanti anni e i biancoscudati fecero piangere Zaccheroni (0-1) con Montrone a trafiggere Bianchet dopo solo 3′ di gioco. Anche in quell’occasione, il derby tornava dopo una parentesi di dieci anni: nel 1981 Venezia e Padova, promosso in C/1, si separarono con i biancoscudati vittoriosi (1-0) a Sant’Elena. Nella stagione precedente, alla fine dell’andata, il match finì 0-0), a fine campionato il Padova avrebbe perso lo spareggio con Trento. Come finì pari (0-0) l’ultimo derby in serie A (10 dicembre 1961) con Santisteban e Raffin in campo tra i neroverdi di Quario, e Scagnellato, Cervato e Koelbl tra i biancoscudati.