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Man of the Match (1a giornata): Gianni FABIANO

E’ Gianni Fabiano il primo Man of the Match scelto dai visitatori di Venezia United.

Buona la prima. Tre punti e andare, mentre il Parma fa patta col Modena, la FeralpiSalò le prende dal Santarcangelo, il Pordenone pareggia nell’overtime e sempre a tempo scaduto se le danno Bassano e Reggiana (2-1 per i giallorossi). Calcio d’agosto, pazzerello per definizione. A Cruccu la prestazione degli arancioneroverdi non ha convinto, manco a Bibì e Bibò. A Miani è piaciuta, e anche a me. Non solo a Miani e me, che sarebbe grave, nonostante l’omonimia. L’estetica del calcio, d’altronde, è estremamente soggettiva, personale, opinabile. C’è chi va in estasi per il tiqui-taca, c’è a chi il tiqui-taca fa calare la palpebra che manco le gare di F1. C’è chi ama le ripartenze veloci, chi i lanci di 40 metri. Chi il gioco sulle fasce, chi il “tira da tutti i cantoni”. Ognuno ha la sua, ci mancherebbe, ed è indiscutibile – questo sì – che il Venezia ne abbia già una. Inzaghi ha nome pesante ma non è solo uomo copertina. Inzaghi ha un’idea di gioco precisa, già portata avanti nel Milan ma senza avere i giocatori per attuarla, soccombendo in malizia e raccogliendo risultati pessimi. A Venezia, per la categoria, la qualità regna e il senso della sua idea prende forma e contenuto. Da Aviano ad oggi, muta – migliorando – solo la condizione fisica. Il resto è lo stesso, ciò che gli arancioneroverdi provano dal primo giorno di ritiro. La palla fatica ad alzarsi da terra se non per cambi di gioco nelle corde di Pederzoli e Bentivoglio. Scorre veloce – ancora con qualche pausa – sul prato verde. Dominio del campo, in termini di territorialità e possesso. Passaggi diretti, non solo orizzontali. Sovrapposizioni, accentramenti, movimenti a scalare. Utilizzo degli esterni, l’ago della bilancia dell’attacco lagunare. Questa squadra è stata costruita così, dalla carta al terreno di gioco. Gli arancioneroverdi non sono una macchina perfetta, sia chiaro. La condizione non è omogenea, la compattezza non è continua ma l’esperienza degli elementi cardine permette anche la gestione delle energie. Fino ad un certo punto, perchè è vero che gli ultimi 20′, il calo fisico è stato drastico ed un po’ di strizza preventiva a tutti noi è venuta. Il Forlì, tuttavia, nemmeno con quattro attaccanti in campo, è riuscito ad impegnare Facchin. Ed è un dato che deve avere il suo peso, per quanto in sede di analisi si voglia o si possa sminuire l’avversario. Migliorato e decisivo, inoltre, il lavoro sugli schemi da piazzato, mai convincenti in precampionato e Coppa Italia, nonostante – sempre da piazzato ma per capacità balistiche esclusive di Pederzoli – siano state le punizioni dirette ad essere determinanti contro Mantova e Santarcangelo. Ed è invece da corner che è arrivato il gol vittoria contro il Forlì, dopo che Modolo, dalla bandierina, aveva sfiorato il vantaggio pochi minuti prima: palla bassa sul taglio verso il primo palo di Ferrari, decentramento della punta e cross morbido per l’inzuccata sotto misura di Fabiano. Primo gol in campionato, tre punti in classifica, Man of the Match. Il numero 10 arancioneroverde, uno dei quattro titolari reduci dalla promozione (con Modolo, Luciani e Acquadro) ha dimostrato di essere quello più “in palla” a livello fisico, padrone del ruolo di esterno destro a piede invertito nel 4-3-3 di Inzaghi. Corsa e tecnica, gestione della sfera, sacrificio in copertura e tagli verso l’area, sfruttando gli spazi offerti dal lavoro di Ferrari. E al 73′ la mancata doppietta, con un tiro al volo su cross di Garofalo che ha fatto la barba al palo in quella che, in pratica, è stata l’ultima azione della gara. Su 94 voti complessivi ha avuto la preferenza del 26% (24 voti), davanti ad Alex Pederzoli (10 voti) che, in cabina di regia, non spreca una palla nemmeno sotto tortura, dando sicurezza in fase di possesso e dettando i tempi della manovra. Sul podio, Maurizio Domizzi (9 voti): gioca praticamente da fermo, dimostrando un’intelligenza tattica fuori concorso per la Lega Pro, tre passi e posizione di vantaggio in chiusura sugli attaccanti avversari in crisi mistica. lz.