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REPUBBLICA: “Il Genoa ai genoani potrebbe non essere più solo un sogno”

Dalle pagine dell’edizione locale del maggiore quotidiano italiano il progetto elaborato dalla tifoseria genoana per subentrare nella gestione del club rossoblu, sta trovando ampia diffusione sui siti specializzati e sui quotidiani sportivi. E’ indubbio che il tutto movimento dei tifosi italiani guarda con estremo interesse ed alttrettanta attenzione a quanto sta succedendo dalle parti di Marassi: se il progetto genoano andasse in porto tutte le obiezioni che in questi anni abbiamo sentito, ogniqualvolta ci siamo azzardati a proporre un diverso modello di governance dei club calcistici, verrebbero a cadere. Stiamo a vedere che succederà sotto la Lanterna, e per una volta tifiamo Genoa…

Un dettagliato programma sul modello di Real e Barcellona per trovare una soluzione alternativa alla gestione Preziosi con presidente e consiglio eletti col suffragio universale

Avvocati, banche e diecimila tifosi il piano per il Genoa ai genoani

di Gessi Adamoli

Ci hanno lavorato in tanti: avvocati, fiscalisti, commercialisti, imprenditori e soprattutto tifosi. E alla fine è stato elaborato un progetto Genoa in grado di reggere sia dal punto di vista finanziario che legale. Un progetto che tiene, perché alle spalle c’è una solida copertura economica (garantita da un paio di istituti bancari ma probabilmente anche da qualche importante imprenditore che, almeno per il momento, non vuole comparire) e che permetterebbe di gestire senza affanni la fase di transizione durante la quale i tifosi si dovranno organizzare per diventare i futuri proprietari del glorioso Genoa 1893.

È riduttivo definirlo unicamente “azionariato popolare”, anche perché sono lontani i tempi delle infuocate assemblee al teatro Amga di via Santi Giacomo e Filippo e successivamente all’Audiutorium della Fiera del Mare. Erano i mitici anni anni 70 e Pippo Spagnolo, il capo carismatico della tifoseria rossoblù, era da poco rientrato da un viaggio–studio a Madrid, dov’era stato insieme a Gino Andreani e a Danilo Posani proprio per capire come avrebbe potuto riproporre al Genoa il modello Real. L’imprinting è però certamente quello e, nel caso dovesse andare a buon fine, Spagnolo, anche se è morto nel gennaio 2014, ne sarebbe comunque il padre putativo.

GENOA coreografia

Con diecimila quote vendute il progetto sarebbe comunque autosufficiente, le quote disponibili non saranno più di trentamila perché è quella la capienza dello stadio Ferraris. Ogni tifoso potrà ovviamente acquistare più di una quota ed infatti in questo senso è atteso un contributo importante da parte di imprenditori genovesi e genoani. Ma le quote potranno anche essere sottoscritte da società e attività commerciali. “Non è suggestione: il Genoa può davvero tornare ai genovesi. Anzi, ai genoani.” Quello pubblicato dall’edizione di Repubblica del 7 giugno era più che un indizio. Paolo Camponovo (Liguria Press, società leader nella distribuzione di giornali e settimanali) è stato erroneamente definito il capocordata, in realtà è soltanto un imprenditore- tifoso ed era grande amico di Pippo Spagnolo col quale parlò spesso di questa ipotesi. Enrico Preziosi prima si è dimostrato interessato, tanto da investire Zarbano, l’amministratore delegato del Genoa, del compito di portare avanti i contatti, poi ha fatto marcia indietro definendolo velleitario.

Preziosi è un uomo solo al comando e non unicamente per il fatto che tutte le decisioni spettano a lui, ma anche perché tantissimi tifosi hanno preso le distanze da una politica societaria senza programmazione e senza ambizioni. Nel piano che gli era stato prospettato avrebbe avuto soltanto un ruolo di rappresentanza in Federazione e in Lega. L’azionariato subentrerebbe al sessanta per cento, facendosi carico della pesante situazione debitoria e con l’impegno, in un secondo tempo, di acquistare da Preziosi il restante 40 per cento che nel frattempo, attraverso il piano di abbattimento dei debiti, dovrebbe rivalutarsi.

Il gruppo che ha lavorato al progetto Genoa ha le idee chiare. Il primo passo dovrà essere quello di investire nella società dando il via al progetto di Cogoleto per creare “casa Genoa”. Il tifoso che intenderà diventare socio del Genoa dovrà pagare una quota mensile impegnandosi con la banca prescelta, tale impegno darà diritto ad una Card che porterà vari benefit su diverse attività commerciali. Per quanto grande sia l’amore dei tifosi nei confronti del Genoa, non sono infatti certo questi i tempi per chiedere sacrifici di natura economica. Sono così state trovate tutta una serie di importanti aziende in vari settori disposte a sposare il progetto Genoa, anche e soprattutto in virtù dei grandi numeri che sarebbe destinato a muovere. E per rendere un’idea di quanto sia importante fidelizzare i tifosi di una squadra di calcio per un marchio della grande distribuzione o per una società petrolifera ci sono i dati che arrivano dalla Spagna.

Per esempio secondo uno studio fatto da un prestigioso istituto catalano, nel 2008 un abitante di Barcellona socio del club di calcio ha risparmiato circa 700 euro in un anno rispetto ad un abitante non socio, proprio grazie alle agevolazioni previste per i soci del club.

Preziosi parla di grande utopia, forse ignorando che in Europa questa strada è già stata da tempo battuta da club come Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco, Amburgo, Arsenal, Benfica e Sporting Lisbona. E gli esperti spiegano che lo scopo primario dell’azionariato popolare è proprio “la stabilizzazione del club a livello economico e sociale”. In Spagna il presidente viene eletto a suffragio universale, altrettanto dovrebbe avvenire al Genoa. Attraverso un importante studio legale è stato individuato un modello di tenuta di governance dell’azionariato e dell’azienda Genoa Spa. Il Genoa ai genoani potrebbe non essere più solo un sogno.

da: genova.repubblica.it